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Il primo amore della mamma: tra sogni, ombre e nostalgia 💭👤

una mamma sfoglia il vecchio album di fotografie davanti alla figlia piccola
(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta del primo amore quando la vita prende un’altra direzione? In questo racconto, l’autrice scava nei ricordi di sua madre, una donna divisa tra il fascino pericoloso di un fidanzato di gioventù e la solida, rassicurante tenerezza di un marito scelto "piano piano". Un viaggio tra vecchi album di foto, sale da ballo degli anni Cinquanta e quel sottile confine dove il passato torna a bussare sotto forma di sogno (o di presagio).

(Daniela Barone).

Il rossetto rosso e il rigore di nonna Elia

Quando era giovane la mamma adorava ballare. Aspettava ansiosamente la domenica pomeriggio, quando finalmente poteva mettere le scarpe con i tacchi a spillo e il rossetto rosso fiamma. Lo metteva sul pianerottolo di nascosto dalla madre che non tollerava che la figlia si truccasse o rientrasse a casa in ritardo.
Ascoltare mia mamma che raccontava della crudeltà della nonna Elia mi coinvolgeva al punto da sentirmi io stessa castigata severamente. Chissà che dolore doveva aver provato quando la nonna per punizione le aveva fatto battere la testa sulla ringhiera della scala. E che dire di quando le aveva lanciato un paio di forbici sulla coscia?
Oh, ero proprio contenta di non aver mai conosciuto la nonna, per me una strega ancora più cattiva di quella di Biancaneve. La mamma però non sembrava nutrire odio per lei, forse perché era morta giovane.
foto d'epoca di una donna con costume intero in riva al mare

Giorgio: l'ideale virile del porto

Nell’album di famiglia guardavo con ammirazione mia madre, donna giovane e formosa fasciata in abiti aderenti che evidenziavano fianchi larghi e un seno generoso. Mi pareva tuttavia che qualche pensiero spiacevole adombrasse la sua mente: in tutte quelle foto la mamma non sorrideva mai e sembrava guardare sempre un punto lontano.
Era stato in una delle tante domeniche nelle sale da ballo che aveva conosciuto papà dopo Giorgio, il suo primo fidanzato. La mamma ne parlava spesso e lui l’ascoltava tranquillamente, senza ombra di gelosia o fastidio. Giorgio lavorava in porto e incarnava il suo ideale maschile. Era robusto, molto maschio e assomigliava agli attori virili dei film degli anni Cinquanta. 
«Come ballava bene Giorgio. Non mi pestava mai i piedi come te, Nino.»
Papà la guardava divertito e non si prendeva la pena di replicare. Io trovavo indelicati i suoi commenti ma lei continuava imperterrita a rievocare quei momenti spensierati. Chissà perché la mamma e Giorgio si erano lasciati. Non erano una coppia perfetta? 

Un amore tossico e una fuga notturna

«Era così geloso, sai? Bastava che guardassi qualcuno, o che lui avesse questa impressione, per fargli scattare un’ira spaventosa. Una volta mi ha pure dato un ceffone.» ricordava inorridita la mamma. Dopo diversi fatti del genere la nonna Elia aveva affrontato Giorgio e gli aveva proibito categoricamente di vedersi ancora con sua figlia.
«Pensi che, prepotente com’era, si sarebbe rassegnato? Proprio no!» Quando raccontava l’episodio faceva pause sapienti che creavano una grande suspense e allargava teatralmente gli occhi. Una notte si è arrampicato sulle grondaie ed è riuscito a entrare in casa.
Aveva un coltello in mano ma i nonni lo avevano bloccato e cacciato dall’abitazione. Il giorno dopo si erano recati dai carabinieri per sporgere denuncia contro Giorgio. Pian piano la mamma se lo tolse dalla testa. Del resto ribellarsi all’inflessibile madre era per lei cosa inconcepibile.
Anche se amava teneramente papà, Giorgio era rimasto ancora nel suo cuore. Molte volte la mamma mi aveva confidato che il suo primo fidanzato sapeva baciarla appassionatamente, mentre papà, poverino, non aveva molta esperienza. Dopo Giorgio ci erano voluti diversi mesi perché lei si innamorasse di nuovo. 

L'amore paziente di papà Nino

«Sai, Danielina, penso di essermi attaccata a tuo padre dopo parecchi mesi di matrimonio.» raccontava la mamma candidamente. Io la guardavo quasi sbigottita, incapace di capire come mai avesse deciso di sposarsi senza amore. Per lei era normale, per molte donne era così, allora. 
«Papà non era esperto in amore ma pian piano mi affezionai a lui. Era paziente e rispettoso e non fu difficile imparare a volergli bene.» 
Era chiaro che quel primo fidanzamento era stato un errore clamoroso. La mamma lo riconosceva spesso e guardava papà con occhi adoranti. Per lei non c’erano uomini alla sua altezza. Papà fu per lei sposo, figlio, amico, sostegno per la vita intera e, naturalmente, un padre e un nonno ammirevole.
Capitava a volte che la mamma sognasse Giorgio. Come avveniva per tutti gli altri sogni, lei coloriva mirabilmente ogni dettaglio per cui avevo francamente l’impressione che i suoi vagheggiamenti notturni fossero molto più interessanti delle sue giornate.
Papà ed io ci divertivamo un sacco ad ascoltarli e non smettevamo di stupirci di quanto fossero frequenti. Ma quando riguardavano Giorgio, le storie notturne si trasformavano in spaventosi incubi. 

Gli incubi e il pane con lo zucchero

«Oh, Santo Cielo. Ho sognato il mio primo fidanzato. Succederà qualcosa di brutto, me lo sento.» mugolava la mamma davanti al caffellatte. Papà mi lanciava un’occhiata d’intesa fra il fastidio e il divertimento che lei riusciva sempre a captare. 
«Cretino! Ho dei presentimenti per niente belli, sai? Mi ha sempre portato male sognarmi quello lì.» sbottava rabbiosa.
Un pomeriggio trovai la mamma in lacrime in cucina. 
«La mia madrina di battesimo, la Celeste, è morta.  Lo sapevo che sarebbe capitato qualcosa di brutto. Stanotte ho sognato Giorgio».  
Guardai il suo viso chiazzato di macchie rosse ed ebbi una pena infinita per lei. Avrei voluto abbracciarla e consolarla come fa una mamma con la sua bambina ma temevo di essere respinta. Ritornai così ai miei giochi e come avveniva spesso, cominciai a maltrattare la bambola Carolina tirandole i capelli rossi come quelli di mia madre.
Quella volta, come in tante altre occasioni in cui mi sentivo trascurata, provai un certo risentimento verso di lei. Era forse colpa dei suoi sogni assurdi se la cara Celeste non c’era più? Il gradito momento della merenda arrivò come sempre a ridarmi gioia e serenità: presi in braccio Silvia, la bambola più piccola e la riempii di baci come avrei desiderato fare con la mamma.
Il pane con burro e zucchero pareva più gustoso del solito. Lo addentai golosamente con un sorriso.

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