Passa ai contenuti principali

Il crimine non è baby


Delinquenza giovanile e responsabilità degli adulti. Però, le nuove generazioni offrono anche esempi positivi

di Cristina Podestà
(Commento a Baby gang, le chiamano, PL, 15/1/18)
(Intervento di Angelo Perrone)

Dire baby gang sembra quasi una cosa giustificabile e, pertanto, giustificata. Sono delinquenti piccoli o giovani. L'aggettivo baby è troppo affettuoso per gente di tal fatta!
I ragazzini oggi sono senza cuore, aridi testimoni di una società che li vede sempre più protagonisti nel disinteresse per la loro crescita. Sono anime che vivono morendo poiché di frequente, verso di loro, si tengono due atteggiamenti diversi e contrastanti, ma entrambi malati.
O assistiamo ad adolescenti iperprotetti, con la scansione quotidiana della loro vita eseguita dagli adulti (lezioni private di tennis, di musica, di matematica e fisica, lezioni di dizione, incontri con gli amici in bar selezionati, abiti firmati, frequentazioni rigorosamente elitarie); oppure giovani trasandati, allo sbando completo, deprivati socialmente e culturalmente, dei quali nessuno si occupa.
Come possono crescere bene? Che cosa ci aspettiamo da loro? Sul palcoscenico della vita vi arrivano in questo modo: simili a comete brillanti ed infuocate, ma con il ghiaccio dentro.
Si devono pur affermare in qualcosa, dunque scelgono la strada che par loro la più semplice e a portata di mano. 
Cercano un appiglio, la fama, seppur effimera, proveniente da un gesto clamoroso, oppure spasmodicamente si gettano sul denaro che risolverà tutti i problemi, secondo un loro modo diffuso di pensare. Dunque tutto è facile, anche la violenza, tutto è consentito in modo superficiale e scanzonato, senza neanche troppo pensare.
Ci sarebbe da riflettere bene su chi ha le responsabilità di tutto questo o, anche, come poter intervenire e porre un rimedio. Una storia lunga e di difficile comprensione, di cui si parla ormai da tempo: non sembra ci sia soluzione. Non per ora almeno.

(ap) La violenza tra bande giovanili è l’esito inevitabile di una vita trascorsa tra l’eccessiva protezione da parte degli adulti e l’assenza cronica di orientamenti? Certamente esistono responsabilità sociali e politiche per la fragilità e vanità  dell’immaginario collettivo in cui vivono tanti giovani, soprattutto al sud, che non offre un riparo, un sostegno, un’alternativa nella crescita durante gli anni cruciali dell’adolescenza e giovinezza.
Inoltre la scarsa consapevolezza (tanti summit “per capire”) di una patologia che rischia di fare danni devastanti, oltre quelli già provocati, ritarda i tempi non solo di una soluzione ma persino di un efficace tentativo di contrasto alla radice di ciò che rende possibile la sfiducia e il degrado.
Ma anche in questo campo esistono terapie, e inoltre, in via preventiva, dei vaccini. Servono prevenzione e rimedi, robusti e drastici, almeno quanto è richiesto dalla gravità della situazione. Partendo però da un’altra consapevolezza ugualmente fondata e radicata: che il pessimismo non solo non ci è utile, ma nemmeno può essere la chiave di lettura di tutte le dinamiche attuali.
Molte cose non vanno, però non è giusto generalizzare. Accanto a tanti sciagurati irresponsabili tra i genitori (che picchiano gli insegnanti), tra gli insegnanti (che trescano con le alunne), ci sono adulti, in ogni campo, che, magari silenziosamente, sanno fare il loro dovere, e svolgono un ruolo di esempio e di trasmissione di valori presso le nuove generazioni.
E i nostri centri urbani non sono abitati soltanto da gang, giovanili o no, che scorrazzano per le strade aggredendo gli inermi. I giovani sanno offrire anche altro, già lo stanno facendo, con diligenza e coraggio. Devono solo essere posti nelle condizioni migliori per riuscirci. Onestamente e fermamente.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...