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Il futuro non è così breve

L’interruzione del dibattito sulle riforme istituzionali: non riusciamo a guardare oltre, mentre avremmo un grande bisogno di prospettive di lungo periodo

di Paolo Brondi
(Commento a La Costituzione italiana compie 70 anni, PL, 31/12/17)

“Se i tuoi pensieri sono pensieri di un anno, pianta del grano; se sono di dieci anni, pianta un albero; se sono di cento anni, educa un popolo”, recita un antico detto cinese (Kuang-Tsen, III secolo a. C.). A sostanziare quell'antico messaggio è un sentimento e un valore perenne: la fiducia nel futuro!

Oggi il futuro non va oltre i quattro o cinque anni, e rara è l’apertura del pensiero e degli affetti a quelli che vivranno più in là di noi, a meno che eventi precipitosi e terribili, come un terremoto, non ci facciano guardare in direzione di coloro dovranno vivere oltre le nostre rovine.
Ma questa è speranza, visto che non è facile modificare mentalità timorose del presente e della perdita di potere sul momento.
La difficoltà a far valere progettazioni o riforme dell’assetto istituzionale, un nuovo modo di gestire la giustizia e, in generale, miglioramenti a garanzia di una società più giusta e meglio vivibile, non si supera se ancora permane la ricerca del potere e del profitto.
Se continuano a intensificarsi modi e forme di un pensiero sempre più avaro e quindi incapace di costruire un patto a garanzia di una vita migliore per tutti, la sfiducia diventa la norma e la società,  assorbendone l’umore, ne moltiplica, negativamente, gli effetti.
Un esempio è già in atto: l’accettazione acritica di ogni azione, caratterizzata da un basso livello di moralità, di liceità, pregna di corruzione e la conseguente disaffezione dal partecipare attivamente a mutare il senso e il corso di quel che accade. Non c’è dubbio che non può esserci vero governo delle cose pubbliche se non ci sono modelli ideali cui ispirarsi, se non si fa tesoro di un’educazione per cui altro è il tempo del grano, altro dell’albero, altro del destino dell’uomo.

Commenti

  1. ... forse se la discussione di certe riforme, sicuramente necessarie, fosse stata affidata a persone leggermente più competenti in materia di quanto non lo fossero la Signora Boschi ed il Sig. Renzi, ( noti costituzionalisti) anche il popolo avrebbe reagito in maniera diversa... non è sempre e solo questione di disaffezione, anche a Zagrebelsky fu chiesto di approntare una bozza di riforma ma il suo lavoro evidentemente non fu ritenuto all’altezza .... io votai no al referendum non per sfiducia innata ma per amore verso quella carta che tutti ci invidiano, peccato che se l’è scordato pure Benigni ...

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  2. Nessuna riflessione puo' essere migliore o aggiungere qualcosa a queste parole.
    Mi viene comunque da dire che, se per gli antichi il pensiero politico si configurava come lo studio e la ricerca del" buon governo", per i moderni pensatori politici la filosofia politica si racchiude nella ricerca di una forma di pensiero che assume come oggetto centrale il problema di come accaparrarsi il potere.
    Un tempo chi si assumeva il compito di portare avanti uno Stato, non lo faceva a cuor leggero ed era sicuramente uno studioso di legge, di diritto, della scienza politica. Oggi prevale l' arte dell' improvvisazione! Soprattutto gli ultimi 30 anni hanno visto una enorme decadenza di costumi e moralita'. Non che prima ci fossero tutti uomini dabbene! Ma oggi regna l' ignoranza e la prevaricazione laddove invece sarebbe necessaria onesta' e competenza!
    Purtroppo io non ravviso alcuna via di scampo, in nessun ambito ...nessuno mi da fiducia neanche minima, specialmente vedendo cio' che questi ultimi governi hanno fatto in campo scolastico! Un obbrobrio, un abominio che porta loro solo disonore!
    E con grande nostalgia e rimpianto, riporto spesso proprio ai miei alunni le parole di uno dei pochi saggi presidenti della nostra Repubblica, come monito educativo ed esempio di saggezza di un tempo che ormai fu:
    " La moralita' dell' uomo politico consiste nell' esercitare il potere che gli e' stato affidato al fine di perseguire il bene comune". Sandro Pertini
    Cristina Podestà

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