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Il sogno di un uomo ridicolo (Fëdor Dostoevskij)

di Liana Monti

Il racconto è la storia di un uomo, un io narrante, che potrebbe essere racchiuso all’interno di una qualsiasi delle persone che ci circondano, ma del quale non si conosce il nome.
Sin dall’infanzia egli si sente inferiore agli altri con cui si relaziona, si sente ridicolo.
Nel corso degli anni, con lo studio, la maturazione e tanta sofferenza, cerca di capire come superare questo stato di cose, ma con il passare del tempo continua a sentirsi deriso dagli altri e questa afflizione diventa sempre più pesante. Altalenando fra la colpa e l’orgoglio, la rabbia, il timore e l’angoscia, approda lentamente allo stato di indifferenza, verso le altre persone, verso sé stesso, verso la vita alla quale decide di mettere fine.
Una notte, dopo avere programmato la modalità per porre termine alla sua esistenza, accade però qualcosa di inaspettato. Mentre cammina riprogettando nei dettagli il suo intento, ad un certo punto incontra una bambina che si trova in difficoltà e gli chiede aiuto. Lui la ascolta, la osserva e, invece di prestarle soccorso, si allontana sfuggendo, per rimanere fedele al suo proposito di indifferenza al dramma umano. Ma ormai qualcosa è cambiato in lui, si è accesa una luce come una stella che brilla nel cielo ed illumina una notte buia e tenebrosa.
Fra sogno e realtà, si trova catapultato in un viaggio immaginario attraverso il tempo e lo spazio, alle origini della esistenza umana. Durante questo viaggio incontra un popolo che vive in un pianeta incontaminato, innocente, in armonia con la natura, nella pace e nell’amore più puro. Egli si sente accolto benevolmente come fosse uno di loro e per qualche tempo vive beneficiando di questo stato di benessere totale.
Dopo un po' di tempo però succede qualcosa. Lentamente quel popolo viene contagiato dai mali che albergano nel suo essere. Lentamente la purezza di quelle persone svanisce, come fosse stato egli stesso portatore del male e lentamente si diffondono i più bassi strati dell’essere come la menzogna, la gelosia, la crudeltà, la vergogna, uccisioni, suicidi arrivando a dimenticare di essere stato un popolo che aveva vissuto nella pace, nell’amore, nell’armonia.
Si arriva al paradosso: “quando divennero cattivi cominciarono a parlare di fratellanza e umanità. Quando divennero colpevoli inventarono la giustizia. La coscienza della vita è superiore alla vita. La conoscenza delle leggi della felicità è superiore alla felicità.”
Cresce così in lui il senso di colpa per avere contaminato un popolo che, a causa sua, era passato dallo stato di purezza a quello di malvagio al pari del genere umano dal quale lui stesso proveniva.
Ritornato da questo viaggio immaginario, ritrova una nuova luce fuori e dentro di sé, realizzando finalmente quale è ora il suo ruolo: impegnarsi per riportare l’umanità alla purezza originaria, che lui stesso aveva sperimentato, e questa diventa la sua missione ed una nuova ragione per vivere.
Capisce infine che quella richiesta di aiuto disperato proveniente da un’anima innocente gli ha aperto gli occhi e salvato la vita.

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