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Leonesse mancate

di Marina Zinzani

La natura non perdona, vince il più forte. Vince il leone, non conosce ostacoli di fronte ad una preda indifesa, fragile. 
Vince il leone anche nella vita degli uomini. Tante donne non sono state leonesse, se lo fossero state si sarebbero difese, e forse sarebbero ancora vive.
Donne che ad un certo punto hanno deciso di voltare pagina. Era un loro diritto farlo, non proseguire una relazione in cui si sentivano a disagio perché l’amore era finito, perché l’amore si era trasformato in un incubo, perché la gelosia ossessiva del compagno aveva messo radici così profonde da rovinare quello che di positivo c’era stato.
Donne che si erano innamorate di un altro uomo e volevano ricominciare una nuova vita. Avevano pensato che si poteva fare, che la propria felicità era un diritto, ed avevano preso quella decisione, di ascoltare il loro cuore, pur fra mille titubanze.
Alcune avevano pensato che il fondo era stato toccato, che bisognava fuggire, ritrovare l’amor proprio, la dignità. Altre avevano convissuto con la violenza sapendo di vivere in una prigione virtuale, e senza lavoro, senza soldi dove andavano, per cui avevano preferito restare, anche per i figli. Ma un giorno avevano detto basta e si sono preparate alla fuga.
Ma se non si è leonesse è difficile difendersi, si potrebbe essere volpi, si dice “furba come una volpe”, poteva forse servire la furbizia, ma è cosa rara in questi casi. Né leonesse né volpi, e quindi facilmente vittime.
Quelle leonesse mancate non hanno mai varcato la porta di casa con la valigia, non sono mai entrate in un appartamento tutto loro, arredato con semplicità ma illuminato da un mazzo di fiori come buon inizio. Non hanno visto crescere i figli, non hanno provato la gioia di prendere fra le braccia un nipote. Non hanno potuto prendere un caffè con un’amica e parlare del passato con un senso di sollievo, dicendo “per fortuna è finita, non so come ho fatto ad uscirne”. 
Non ne sono uscite purtroppo. Il loro essere fragili, leonesse mancate, le ha fatte cadere in trappole dell’ultimo incontro per una chiarificazione inventata, le ha fatte cadere sotto dieci, venti coltellate, o colpi di pistola o altro.
A queste leonesse mancate, alla loro vita che non è proseguita, interrotta come si ammazza un coniglio, un gattino, uccise da leoni e finti leoni, neanche più esseri umani, bisognerebbe regalare un pensiero ogni tanto. Ricordarsi di insegnare ad un figlio che il leone dovrebbe prima di tutto difendere le creature più deboli e non assalire chi si è amato.
Ricordarsi che i giorni vissuti, che a volte sembrano ripetitivi e noiosi, a queste persone sono stati tolti. Quel mazzo di fiori sulla tavola in una casa nuova, che qualcuno non ha mai potuto ammirare, possono ricordarci tante cose, che la vita potrebbe essere anche bella.

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