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Emilia Pérez, il musical su un narcotrafficante trans

di Marina Zinzani

Si può ricominciare? Chissà

“Emilia Pérez” è un film composto da svariate particelle, musical, dramma, thriller, tematiche umane e sociali. È diretto da Jacques Audiard e ambientato in Messico. Vincitore di tantissimi premi, porta ad avere aspettative molto alte, solo in parte soddisfatte.
La storia parte da Rita, una giovane avvocatessa frustrata sul lavoro. La donna accetterà quella che sembra l’occasione della sua vita, che la farà diventare ricca, molto ricca: dovrà aiutare un boss del cartello della droga, Manitas del Monte, a diventare donna. Rita dovrà trovare il medico adatto, il luogo adatto, e dovrà seguire il piano dell’uomo nei dettagli. 
Manitas vuole fare emergere quella parte di sé femminile, che sente la sua reale natura. Essere donna per ricominciare, come fosse stanco della sua vita e della sua identità maschile criminale. Forse spera che, dando risalto al suo lato femminile, sia possibile ritrovare qualcosa di candido che è stato sepolto nella sua anima. Manitas simulerà la sua morte, i figli e la moglie verranno portati in Svizzera, sotto la regia di Rita. 
Passano quattro anni, e Rita incontra a Londra Emilia Pérez, un ex Manitas irriconoscibile. Emilia è dolce, non violenta, un’altra persona. Le mancano i figli, e così chiede a Rita di aiutarla nel suo nuovo piano: simulerà di essere una cugina di Manitas, incaricata da lui prima di morire di prendersi cura dei figli e della moglie e li ospiterà in Messico, a casa propria.
Sotto le sembianze della cugina, ora Emilia, ex Manitas, è appagata: ha una nuova identità sessuale, ha la moglie e i figli accanto, senza essere riconosciuta. Anche se un bambino riconoscerà in Emilia l’odore che aveva il padre.
La storia, piano piano, si sviluppa in canali imprevisti. Emilia Pérez fa del bene, quasi a cercare una redenzione per tutto il male che ha fatto, e crea un’associazione per far ritrovare migliaia di scomparsi, uccisi dai narcos e dalla criminalità, usando anche il suo denaro sporco. Diventa famosa, mostra un cuore, gentilezza, una grande sensibilità. Ha voglia di innamorarsi. È davvero una rinascita. Quella parte candida dell’anima evocata da Manitas è emersa in Emilia Pérez.
Siamo di fronte ad una favola, che forse farebbe pensare a qualche film di Almodovar, e comunque a qualcosa di imprecisato, sembra un musical ma definirlo tale è improprio, sembra tante cose che girano assieme come in una giostra, un giro vorticoso che però non convince a fondo.
Eppure, su tutto, resta la grande, intensa interpretazione delle due donne, Rita (Zoe Saldana) ed Emilia Pérez (Karla Sofia Gascon), e soprattutto qualche riflessione suggerita. Nel paradosso che un cambio di sesso possa cambiare anche un’anima, portandola da malefica a buona, generosa, altruista, ci si chiede se può esserci una rinascita, se si può davvero ripartire da zero, rimuovendo il passato.
Se si può dismettere i propri panni, legati a qualcosa di brutto in cui non ci si riconosce più, e a iniziare una nuova vita. Emilia Pérez lo fa, diventando una speranza per tante madri che non hanno un corpo su cui piangere, il cui caro è stato rapito, ucciso, e le aiuterà con ogni mezzo. La redenzione è possibile, cambiare vita è possibile, un nuovo inizio è possibile.
La riflessione sul ricominciare è affascinante: quando si è vittima di una situazione in cui si è stati sopraffatti, in cui ci si sente a terra, sconfitti, abbattuti, senza più forze, si soccombe definitivamente o ci si rialza. E nel rialzarsi c’è già l’essere vincitore, c’è il coraggio di chi vuole ritrovare la propria dignità, integrità, di chi esige il rispetto dalle altre persone.
A volte questo scenario vede donne maltrattate che hanno il coraggio di lasciare un marito violento, nella disperata ricerca di un nuovo inizio, pur essendo distrutte. La rinascita avviene nel prendersi cura di sé prima di tutto, pretendendo quel bene che magari si realizza solo con le proprie forze all’inizio, in solitudine, ma non si è mai soli se si è in sintonia con sé stessi.
Questa è un’altra storia, certo. Emilia, all’inizio, sembra vivere la conferma che la rinascita è possibile, che può esserci finalmente un’armonia dentro di lei. Questo fino a quando la moglie le comunicherà che vuole sposarsi ed andare via da casa sua con i figli. Il cuore vacilla, Emilia non accetta di perdere i bambini, non ce la fa. E così tutto quel denaro segnato dal male del passato diventa il protagonista. 
Il tema del cambio dell’anima (in questo caso, come per magia, legato al cambio dell’identità sessuale) porta ad una considerazione: si può dimenticare realmente il passato e quello che si è stati, quello che è accaduto? O il passato presenterà prima o poi un conto? In questo caso, se non ci fosse stato tutto quel denaro, simbolo del passato, le cose sarebbero andate diversamente.
Allontanandosi dalla trama del film, gli Stoici dicevano di vivere solo il presente, di non guardare né al passato né al futuro. Nel presente la possibilità di rinascere, di trovare la propria identità, di vivere nutrendoci delle cose che amiamo può esserci sempre, un’opportunità da cercare a tutti i costi. Guerrieri in mezzo alla quotidianità difficile, ai rapporti umani complicati. Guerrieri con un cuore ancora pieno di sogni.

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