Passa ai contenuti principali

La vita affidata alla culla termica

(Da Repubblica)
L’abbandono del bimbo di Bari e l’inadeguatezza del sistema assistenziale

(Altre riflessioni su Critica liberale 21.1.25)

(Angelo Perrone) Un piumino smanicato sopra una tutina verde militare non è bastato a salvare la vita del neonato di 4 chili e 200 grammi lasciato da sconosciuti in una “culla termica” presso la parrocchia san Giovanni Battista di Bari.
I sensori non hanno funzionato, e non sono scattati gli allarmi. Il bimbo è stato trovato morto. Sono in corso le indagini, perché non si sa praticamente nulla. L’identità del bimbo e di chi l’ha abbandonato, tanto meno se il bimbo fosse ancora vivo al momento dell’abbandono, o fosse già morto.
In un frangente che solleva tante domande e scuote le coscienze, qualcuno non ha dubbi. È il parroco della chiesa presso cui si trovava la culla termica. Don Antonio Ruccia ha prima sostenuto che «qualcuno ha “giocato” con la vita di un bambino». Quindi, rivolto a chi ha abbandonato il bimbo, ha aggiunto «forse si poteva salvare, ma dobbiamo perdonare».
Infine, non avvedendosi della scivolosità dell’argomento, ha detto di «credere che il bambino sia stato portato qui privo di vita: forse la mamma del piccolo ha voluto “garantirgli” un funerale». Chissà perché ne sia tanto convinto.
Di ben altro tenore l’osservazione del vescovo della città, Giuseppe Satriano: «tutti convolti» per questa «vita abbandonata nell’indifferenza». C’è qui una responsabilità collettiva e non solo individuale, se rispetto alla situazione materiale dei singoli, e alle loro difficoltà, manca un sistema di protezione sociale.
L’episodio ha rivelato un mondo probabilmente sconosciuto ai più, sul quale riflettere. È quello appunto delle cosiddette “culle termiche”, di fatto incubatrici destinate ad accogliere neonati in forma anonima e, si dice, sicura. 
Sono strutture complesse, locali appositi, protetti da inferriate, cui si accede premendo un pulsante che apre una tapparella per il tempo necessario a lasciare il neonato nell’incubatrice. Presso ospedali, associazioni, parrocchie.
È significato il cartello che a Bari lo indica. «Se sei in una situazione difficile, e non riesci a prenderti cura del tuo bambino, lascialo nella culla termica».
L’invito propone una soluzione che prescinde dal ricorso all’assistenza sanitaria e assistenziale. Semplificando e forse banalizzando si tratta di un “fai da te” che teorizza la rinuncia all’aiuto sanitario. Magari nel singolo caso serve a salvare una vita e perciò è comunque prezioso, ma certo si accompagna all’amarezza di una colpa sociale. 
Non hanno un protocollo unico di funzionamento, né esiste una legislazione in materia. È un circuito estraneo alla sanità pubblica, più esposto al rischio, come nel caso di Bari, del guasto, malfunzionamento, errore, chissà. Queste iniziative volontarie sono mosse dal proposito lodevole di «raccogliere scarti della vita», come dice il vescovo, ma usano mezzi inappropriati.
Salvare la vita di qualcuno è comunque un grande merito, come avvenuto in precedenza nel 2020 e nel 2023 presso la stessa struttura con i piccoli Luigi e Maria Grazia. Ma rimangono perplessità e interrogativi. Questi casi mostrano l’insufficienza del nostro sistema pubblico, mai come ora a corto di risorse e personale per la trascuratezza della classe politica. E si corre il rischio di mascherare il problema della responsabilità sociale e della consapevolezza individuale.

Commenti

Post popolari in questo blog

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Risveglio in cucina: silenzio e rito del caffè ☕

(Marina Zinzani) ▪️ 🧘 Solitudine necessaria: silenzio, aria fresca e la tregua dalle notizie Il risveglio del mattino, silenzio in cucina, guardare fuori, aprire la finestra e respirare l’aria fresca: quei minuti prima che tutto inizi si accompagnano ad una solitudine piacevole, necessaria. Il rituale del caffè. Il preparare la colazione. La televisione spenta. Nessuna notizia è ancora entrata, provocando in qualche modo pensieri, reazioni emotive: un nuovo femminicidio, venti di guerra che non si attenuano. Si è da soli, in quei minuti di silenzio. ☕ Il rito della quiete: caffè, pensieri tenui e l'imminente flusso Il caffè sorseggiato. Pensieri per la giornata. Le cose da fare. Uno spazio dove il silenzio è vita, l’assaporare una quiete che dura pochi minuti, perché poi la casa si anima. È tutto un correre, poco dopo. O un fare delle cose, assorbiti da un flusso continuo, spesso fatto di doveri e incombenze. Ma prima, in cucina, guardando dalla finestra, si riesce a vedere il tet...

Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia.  Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità. (Paolo Brondi). La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si acce...