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Martin Luther King, la protesta in nome del popolo

(Washington, 28.8.1963. I have a dream (Martin Luther King). La protesta per la libertà e la giustizia, nel rispetto delle leggi)

(a.p.) La storia insegna. Ad invocare la volontà del popolo, sono stati persino tiranni e criminali. Ma rimaniamo all’attualità. «L'unica giuria è quella del popolo», così Donald Trump dopo la condanna per il caso della pornostar Stormy Daniels, pagata in cambio del silenzio.
Il futuro primo presidente USA pregiudicato ignora il ruolo del sistema giudiziario, e cerca di giustificare le sue azioni illegali attraverso il sostegno popolare. Trump utilizza questa retorica per dipingere sé stesso come vittima di un sistema corrotto, cercando di guadagnare consensi. 
Il sistema giudiziario esiste per garantire che tutti, indipendentemente dal loro status o popolarità, siano soggetti alle stesse leggi. Affermare che il sostegno elettorale possa sostituire un verdetto giudiziario è pericoloso e mina i principi fondamentali della giustizia. La giustizia non è una questione di popolarità, ma di equità e rispetto delle leggi. 
A distanza, ci abbiamo messo del nostro, nel piccolo. Vincenzo De Luca, presidente della Campania, si pone contro il governo e il suo stesso partito, il Pd, sulla questione del terzo mandato, che lui vuole fortissimamente.
L’argomento è sempre lo stesso, cioè il presunto sostegno degli elettori, circostanza da sola sufficiente a giustificare le ambizioni. C’è un richiamo alla democrazia diretta, l’invito ai cittadini perché decidano da chi vogliono essere governati. Tutto fuorché la legge, cioè un sistema di regole, stabilito a priori prima dei giochi, valido per tutti, e a prescindere dai singoli.
Il terremoto a sinistra si ripropone a destra dove Luca Zaia nel Veneto non ci sta a rinunciare alle sue ambizioni e ai suoi voti. Utilizza le mistificazioni di Trump: «È inaccettabile che si blocchino i mandati ad amministratori eletti dal popolo». Il voto è garanzia, viatico, moneta sempre spendibile. Moneta anche falsificabile.
Qui non è in discussione la qualità politica delle persone, e magari il fatto che De Luca e Zaia abbiano lavorato bene. Lo avranno anche fatto e personalmente meriterebbero di continuare ad essere utili. 
Il punto però, per tutti, è il rispetto di norme dettate da ragioni generali impersonali, per migliorare la qualità della vita politica. Poi, se l’idea è oggi inadeguata, la si cambi, ma per tutti e per regolare il futuro, non in corso d’opera.
Proprio da costoro, i buoni amministratori, non parliamo di Trump, ci si attende rispetto. Per gli elettori e appunto il popolo. Dovrebbero essere loro, gli eletti, i primi a dare prova che le leggi devono essere applicate equamente, a tutti, senza eccezioni. Purtroppo il rispetto è oggi moneta fuori corso.

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