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Quando cala il sipario, Maria Callas

di Marina Zinzani

Quando il sipario cala, quando si tolgono gli abiti di scena, quando finiscono gli applausi, quando la leggenda di una diva si trasforma nella vita di una donna rinchiusa in un appartamento di lusso a Parigi in compagnia solo di due domestici e dei suoi cani, con tante medicine e ricordi, in un passato che torna con visioni che alterano la realtà: il film “Maria”, con la regia di Pablo Lorrain, racconta un viaggio nell’ultima settimana di vita di Maria Callas, morta il 16 settembre 1977 a soli 54 anni.
Questo viaggio è straziante, struggente: in quel sipario che è calato, Maria ha perduto la voce, non può più andare in scena. È un mito per gli altri, ma è una donna sola di fronte ad uno specchio ora, con un bilancio che, a parte la straordinaria carriera, di felicità ne ha avuta ben poca: una vita segnata da terribili eventi dell’infanzia durante la guerra, dalla tormentata storia d’amore con Onassis che preferì poi sposare Jacqueline Kennedy, dalla perdita dell’unico figlio.
Riecheggiano i ricordi del palco, le meravigliose melodie che Maria aveva portato in scena, le musiche di rara bellezza, in uno scenario dove il passato si mischia al presente, il sogno prende la realtà in immagini quasi oniriche, come quando lei rivive il “Coro a bocca chiusa” di Giacomo Puccini.
Difficile non rimanere coinvolti da tanta bellezza: bellezza di un’interpretazione straordinaria di Angelina Jolie prima di tutto, che regala un ritratto di donna piena di sfumature, di disperazione, di felicità effimere, con una rara intensità e un enorme talento. Bellezza della musica e del canto, bellezza che tocca le corde dell’animo anche per l’originalità delle scene, per i colori, per una Parigi malinconica segnata da passeggiate in solitudine, con il sottofondo di dolori segreti, di cadute senza soluzioni. Bellezza di questo viaggio straordinario nella vita di un mito, in grado ancora di incantare e commuovere.

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