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Mietitura: storie familiari d'altri tempi

di Paolo Brondi

La frigidità e secondarietà di tante pagine mediatiche, il cui effetto sulle coscienze è quello stesso della metafora "gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo", causano l'evanescenza di ricordi e suggestioni, che, tuttavia, per non essere del tutto fagocitati dalle realtà linguistiche
e culturali del presente, meritano di essere mantenuti in vita soprattutto se espressivi di una identità culturale comune. Si pensi al ricordo e alle immagini offerte, nei nostri paesi di campagna, dal tempo della mietitura: un avvenimento incentrato sull'aia, ove il grano diventava un tappeto dorato, lucente sotto il sole del giorno e illuminato alla sera dalla luce rosseggiante del tramonto, mentre i bambini vi giocavano attorno e sopra e il vento divideva il grano buono dalla pula ... Immagini e storie pregne di simboli che oggi è anche difficile spiegare ai bambini distolti da psichedelici e fuggenti cartoni animati . Il simbolo primigenio di quella contestualità era il senso del legame familiare, un senso che oggi stiamo perdendo. La famiglia attuale ha vincoli molto blandi e risvolti spesso feroci e tragici, e la stessa parentela più vasta vede i legami qualche volta non solo dissipati, ma in molti casi trasformati in un intreccio di relazioni oppositive e quindi estranianti. La preziosità di simili ricordi e immagini può costituire il fondamento delle tante analoghe forze centripete da contrapporre alle violente forze centrifughe operanti oltre che a livello familiare anche e soprattutto a livello politico - culturale.

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