Passa ai contenuti principali

Sapore di stelle

di Paolo Brondi

Allorché favorevole è la stagione si può guardare il cielo notturno e la prima impressione, se l’animo è sereno, è di stupore per quel brulicar di stelle disperse su un fondo oscuro. Muovendo gli occhi, ci può venire incontro un fasciame biancastro, la Via Lattea, e il pensiero va agli immensi spazi, a una volta celeste ove è tutto un gioco di presenza assenza. Sono presenti quei segnali luminosi, o particelle dotate di massa che, talvolta mobili nel caso di satelliti o di veicoli spaziali, delineano una regione dell’universo oltre la quale c’è quella assente, per luci che non hanno avuto il tempo di raggiungerci durante la storia dell’espansione.
Le tante straordinarie teorie scientifiche, fisico-matematiche, astronomiche, che sono scientifiche proprio perché falsificabili, ci permettono solo progressivamente di conoscere i segreti più profondi dell’universo. Nel frattempo, perché rinunciare alle favole, al romanzo dei miti greci, che popolano il cielo di voci e di verità, ancora oggi estremamente predittive e consolanti!? Sono le voci delle sette sirene che intonano ciascuna una nota intorno a ciascuno dei cieli, spandendo bellezza e armonia. Sono le verità di una rete invisibile che lega il cielo alla terra, per cui tutto ciò che accade necessariamente accadrà.
Tutti si muovono avvolti nella stessa trama dove fili innumerevoli sono sempre pronti a stringersi, ma non in modo fatale, bensì ad opera di divinità dal nome Adrastea, Moira, Ananke, Ate, Dike, Nemesi, Erinni: tutte donne, tutte figure della necessità che, dal cielo, immaginiamo calate per sanare gli eccessi del vivere, vegliando ovunque, per modo che tutti gli esseri abbiano la loro parte, non meno, non più, sì ché nulla e nessuno ecceda, secondo ciò che oggi si chiama giustizia, vendetta e pudore.

Commenti

  1. Volgere lo sguardo al cielo, aggirarsi smarriti alla ricerca della via perduta, tra le "sei'ria pamphanoònta":le stelle lucentissime come le descrive Ibico, ,è la condizione del desiderio che, anche in questo caso, accomuna il nostro autore a tutti i "desiderantes" ,ovvero coloro che aspettano sotto il cielo in qualche parte del mondo.Nel " De bello gallico", come sottolinea acutamente Massimo Recalcati ( "Ritratti del desiderio"(Raffaello cortina Editore 2012) desiderantes sono per l'appunto i soldati di Cesare che aspettano sotto le stelle i compagni che non sono tornati al campo. Il desiderio, del resto, dal punto di vista etimologico si collega naturalmente al termine "sidera". Sidera sono le stelle e il de privativo indica proprio l' impossibilità di seguire il percorso da loro indicato :da qui la condizione di smarrimento ,di disorientamento o ,come nel caso di Paolo Brondi , di nostalgia per" voci e verità ancora oggi estremamente predittivi e consolanti "che popolavano il cielo degli antichi.Ma se le voci di ieri ,attraverso le figure di Adrastea, Moira, Ananke, Dike, Nemesi, Erinni, vegliavano, perché" niente e nessuno eccedesse la misura ",le voci di oggi, affievolite ,se non del tutto spente, non rispondono più al richiamo che da ogni parte si leva, perché tornino a vegliare sul mondo degli uomini, garantendo, con la loro presenza di rinnovate divinità ,una condizione diffusa di Giustizia, Pudore , Armonia ma soprattutto di "Metriòtes "(Misura ).Pertanto queste figure legate al mito , ormai dissolte ed evanescenti, possono essere colte solo dallo sguardo di uno dei rari desiderantes che, come nel caso del nostro autore, le insegue con la mente e le intravede in cielo ,ora come un'ombra furtiva, ora come un raro miraggio ,capace di svelare ,sia pure per un attimo, la sola verità che è dato conoscere ad essere umano, ovvero la coscienza di sé e del proprio agire nel mondo :verità sicuramente remota ,ma mai definitivamente perduta
    Laura Bonfigli

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.