Passa ai contenuti principali

Quando un figlio

Il pericolo che i genitori possano manipolare la vita dei figli

di Marina Zinzani

Quando un figlio non è solo una benedizione del cielo ma un’arma. Si pensa a questo quando si viene a sapere, se non si assiste, alla manipolazione di un figlio da parte di un genitore.
Le ferite sono ancora aperte, troppi i conti in sospeso, tradimenti, aspettative deluse, altri che hanno invaso il campo coniugale rendendolo terra arida. La nota su cui ci si posa può rimanere bassa, è quella visione di declino, di stanchezza, di lutto, di avvilimento, di futuro pieno di incognite, e qui qualcuno, uno dei due, a volte scende ancora più in basso, in una nota in cui si mischia il risentimento, la rabbia e il potere, il potere sui figli.
Il mix è esplosivo, anche se si presenta etereo, i toni sono bassi, melliflui, appena percepiti spesso. Basta una frase a metà, il tono della voce sarcastico, la sensazione che il vero amore viene da chi parla e non dall’altro soggetto che non è presente in quel momento, e il figlio, specie se piccolo, diventa materia morbida su cui si possono fare inneschi pericolosi, un input che entra e che lo plasma senza saperlo.
Poi i figli crescono, diventano adolescenti, gli amici sopperiscono a lacune, almeno in apparenza. Ma un giorno il figlio cresciuto, di fronte ad una nuova relazione dopo alcune finite male, sente che qualcosa di quel passato travagliato l’ha condizionato. Sente un  bagaglio pesante da portare, con i pregiudizi, le  paure verso l’altro sesso.
Allora quel giorno forse riesce a mettere in discussione il genitore che ha manipolato. Può provare rabbia, può sommergerlo di critiche, dentro di sé. Ma si trova un genitore con molti più anni, gli scenari sono cambiati, la vita è andata avanti, perché rinvangare? Si tace, e se si parla la sensazione è che nulla possa riparare il male fatto, l’armonia spezzata, l’odio instillato a piccole dosi, quell’odio che è nascosto da qualche parte, come una macchia che si vede appena. Bisogna toglierlo quell’odio, ed è una fatica tremenda. Bisogna riscrivere tutta la storia, ristabilire la realtà.
Bastava uno sforzo, in fondo, se davvero i figli si amano tanto.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'aquilone caduto dal cielo 🪁

(Introduzione ad a.p.). Un giovedì di dicembre nella Roma degli anni passati. Tra i banchi di un mercato rionale e l'uscita da una scuola elementare gestita dalle suore, si consuma un rito quotidiano: l'attesa di un padre per la sua bambina. Questo racconto ci porta per mano attraverso le strade di Prati, tra l'odore di caldarroste e il suono delle zampogne, fino a un incontro inaspettato con un oggetto caduto dal cielo. Un'indimenticabile lezione sulla cura, sulla pazienza e sul filo invisibile, ma robustissimo, che lega un genitore al proprio figlio. (a.p.). In attesa a dicembre Era un giovedì di dicembre, e quel giorno sarebbe stato difficile immaginare, in circonvallazione Clodia, che mancavano pochi giorni alle vacanze natalizie. I negozi che sorgevano in quella strada erano in ritardo nella preparazione degli addobbi. Le vetrine della zona erano ancora spoglie, mancavano alle finestre i colori della festa, la gente si aggirava distratta tra i banchi del vicino...

Il cuore matto del nonno Vincenzo: amore e nostalgia a Genova ❤️ 🚬 🌱

(Introduzione a Daniela Barone). Il nonno Vincenzo aveva il volto scolpito nella pietra e il dialetto stretto tra i denti, ma sotto quella scorza di "zeneize" burbero batteva un ritmo inaspettato. In questo memoir familiare, i ricordi d’infanzia si intrecciano con il profumo delle sigarette Nazionali e le note di un Juke-box. È la storia di un uomo che la famiglia voleva "sistemare" secondo convenienza, ma che scelse di seguire il battito di un cuore matto, capace di innamorarsi oltre l'età e i pregiudizi, insegnando a una nipotina che l'amore non ha data di scadenza. (Daniela Barone). Un "Zeneize" d’altri tempi Quando nacqui il mio caro nonno Vincenzo aveva appena 47 anni ed era vedovo da quattro mesi. Ciò nonostante, appariva decrepito ai miei occhi di bambinella: folti capelli bianchi a spazzola incorniciavano un volto rugoso che sembrava scolpito nella pietra. Era un po’ ingobbito e aveva una camminata indolente. Dotato di una carnagione olivas...

Dalla spiaggia alle terme: frammenti di un’infanzia tra sorrisi e tempeste 🛵🚩🌊

(Introduzione a Daniela Barone). Un viaggio nella memoria che profuma di miscela per la Lambretta e tabacco Amphora. Attraverso gli occhi di una bambina, riscopriamo l’Italia degli anni d’oro, fatta di gite domenicali a Pra e complicate telefonate in teleselezione, ma anche di dinamiche familiari sospese tra l'allegria di un padre solare e le inquietudini indecifrabili di una madre. (Daniela Barone). Il vento tra i capelli e la Lambretta bianca Papà aveva comprato una Lambretta bianca. Gli serviva per andare e tornare dal lavoro, specie la sera, quando l’ultimo autobus era ormai passato da un pezzo, ma anche per portarmi in giro qualche pomeriggio d’estate sulle alture del Righi.  La teneva con cura maniacale, come aveva fatto in precedenza con la moto Guzzi di un rosso fiammante. A me piaceva moltissimo scorrazzare con lui sulla Lambretta. Ritta in piedi davanti, sentivo il vento che mi scompigliava i capellini biondi e cantavo a squarciagola le canzoni del mio idolo, Domenico Mod...

Ogni uomo, un cimitero

Vedere in noi tutte le persone amate di Marina Zinzani "Perché alla fine i morti non vanno da nessuna parte, sono stati sempre tutti qui. Ogni uomo è un cimitero, un cimitero presente in cui vivono tutti i nostri nonni, il padre, la madre, la moglie, il figlio."

La bolla dell'arte: Mozart come rifugio 🎹

(Introduzione a Marina Zinzani).  Le ferite invisibili, inflitte da parole o atteggiamenti ostili, possono segnarci per anni. Spesso i consigli altrui si limitano a un "non pensarci", ma per chi è fragile la soluzione richiede una strategia più profonda: la creazione di uno spazio protettivo dove il dolore perde il suo potere. (Marina Zinzani) Il peso dei rapporti complicati I rapporti umani sono complicati, si sa. Ci sono persone che compromettono il loro equilibrio e la loro serenità sotto il peso di una frase infelice, di un atteggiamento ostile, subiti da qualcuno. Possono passare anni ma quella frase o situazione si ricorda e fa male. Il senso di frustrazione non se ne va, anche la rabbia spesso repressa non ci abbandona. Se ci si confida con qualcuno, si può avvertire empatia, comprensione, ma in genere il consiglio che si riceve è quello di non pensarci, di non dare retta a quelle parole o a quell’atteggiamento. Cos’altro si potrebbe dire o fare, d’altronde? Oltre il c...