(Introduzione ad a.p.). Cosa cerchiamo in un Pubblico Ministero? Un funzionario che vuole "vincere" la causa a ogni costo o un magistrato che cerca la verità, anche quando questa scagiona l’imputato? La separazione delle carriere non è solo una questione di uffici diversi, ma di teste diverse. Se recidiamo il legame tra chi accusa e chi giudica, rischiamo di trovarci davanti a un potere d'indagine sempre più simile a quello politico e sempre meno attento alle garanzie del singolo cittadino.
(a.p.) ▪️
🔸 Il declino della cultura del dubbio
Separare nettamente le carriere e gli organi di governo significa recidere il legame deontologico tra giudice e PM. Se il Pubblico Ministero smette di respirare la stessa "cultura del dubbio" che caratterizza il magistrato giudicante, il cittadino perde la sua prima linea di difesa.
Isolare i PM in un corpo separato li spingerà inevitabilmente verso una logica puramente investigativa e accusatoria, perdendo quella sensibilità per le garanzie che è il cuore del nostro sistema.
2. Il PM nell'orbita del potere esecutivo
Il rischio concreto è la trasformazione del PM in un "super-poliziotto" gerarchizzato che finisce per gravitare nell'orbita del potere politico. Quando chi accusa risponde, anche solo indirettamente, a logiche di "risultato" o di orientamento del Ministero, l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è in pericolo.
Difendere l'attuale modello costituzionale significa ribadire che chi investiga deve rendere conto solo alla legge e alla verità, mai alla gerarchia o al consenso elettorale del momento.

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