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Visualizzazione dei post con l'etichetta educazione

Mio figlio trafficante: la doppia vita e il riscatto di uno studente modello

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa succede quando il ruolo pubblico di un genitore crolla sotto il peso della realtà privata? In questo memoir , un'insegnante referente per il progetto dipendenze si ritrova a fare i conti con l'arresto del figlio sedicenne. Attraverso una narrazione che scava nei silenzi, nei fallimenti educativi e nelle assenze, l'autrice ci conduce lungo il filo teso del rapporto con un figlio. Dalla vergogna in questura alla maturità della redenzione, una storia intensa sulla forza silenziosa del saper restare, anche quando tutto sembra crollare. (Daniela Barone). Una telefonata nella notte Tutto ebbe inizio una sera d’estate dopo mezzanotte. Mi ero addormentata da poco, sicura che il mio figlio sedicenne Giorgio non avrebbe tardato molto a rincasare. Il suono del cellulare mi destò: «Signora Balbi, chiamo dalla questura di Bergamo. Lei è la madre di Giorgio Valsecchi, vero?». Confermai che sì, ero proprio io. Cosa era successo? «Signora, dovrebbe rag...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

‘Il somarello’: quando la scuola impara ad ascoltare 🫏

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa succede quando un insegnante decide di ignorare il rigore della Presidenza per ascoltare il cuore della classe? Tra i viottoli di Genova e i banchi di una prima media degli anni '60, nasce "Il Somarello": un giornalino di classe che trasformò i "somari" in protagonisti e una ragazzina timida in una giovane poetessa. (Daniela Barone) ▪️ Tra girini e viottoli di campagna Andare alla scuola media Assarotti era piacevole per me. Per raggiungerla percorrevo una stradina di campagna, costeggiata da orti e serre, che mi conduceva all’istituto in una ventina di minuti. Davvero non so perché noi ragazzini chiamassimo il lungo viottolo spasuia , in genovese scopa.  Si trattava, per la verità di una viuzza tortuosa piuttosto mal tenuta, piena di erbacce ai lati, dove molte persone portavano i cani a fare i bisogni. Facevamo quindi una specie di gincana per evitare le lordure e i rovi che infestavano i tratti più stretti.  In fondo si v...

Lo scontro al posto del dialogo: la violenza come linguaggio sociale 👊 🚫

(Introduzione ad a.p.). Può esistere un momento in cui una società smette di evolversi e inizia a ripiegarsi su sé stessa? Accade quando il limite è percepito non come un confine protettivo, ma come un affronto personale. In questo scenario, l’altro non è più un interlocutore, ma un ostacolo fisico da abbattere per confermare la propria presenza nel mondo. (a.p.) ▪️ Dallo spettacolo al possesso Le cronache mostrano segnali forti oltre i singoli episodi, sintomi di una mutazione. Li vediamo nel bullismo trasformato in spettacolo, quando l'umiliazione del coetaneo viene filmata e data in pasto alla rete. Lo percepiamo nell'aggressività stradale o urbana, dove un banale diverbio per una precedenza o uno sguardo di troppo degenera in scontro fisico. Si manifesta nel fenomeno delle baby-gang, dove la violenza è strumento per ottenere un bottino, e rito di appartenenza per riempire un vuoto di senso. O ancora, nella violenza di genere come possesso, dove l'incapacità di accettare...

Non ti lascerà solo. La musica, compagna di viaggio dei bambini

La musica, come compagno di viaggio di Marina Zinzani Avvicinare un bambino alla musica è un dono, avvicinarlo ad uno strumento può significare dargli un compagno di viaggio che gli sarà utile, nella vita. Sarà esigente, questo compagno, richiederà impegno e fatica, delle volte il bambino si chiederà perché lui deve stare con questo strano amico, a volte non ne ha voglia. Ma il compagno gli sarà riconoscente di tanta dedizione. Lo accompagnerà, nelle fasi della sua vita, nelle inquietudini giovanili, non gli farà conoscere l’apatia di certi giovani. Saranno insieme, e si faranno compagnia, magari loro due soli, poi, forse, con altri.

Quando un figlio

Il pericolo che i genitori possano manipolare la vita dei figli di Marina Zinzani Quando un figlio non è solo una benedizione del cielo ma un’arma. Si pensa a questo quando si viene a sapere, se non si assiste, alla manipolazione di un figlio da parte di un genitore.

La buona scuola

Prima campanella di scuola: pensieri sull’importanza dell’educazione di Paolo Brondi Per l’inizio dell’anno scolastico, non è vano ricordare l’importanza di promuovere la creatività e la readiness degli alunni. Già nelle classi primarie i bambini entrano in una fase di appassionata creatività.

Un pic nic, per le suore

Il buon gusto? Dimenticato a casa, anzi in convento (ap) La foto ha fatto il giro del web suscitando l’ironia di tanti. «Interverranno gli idranti del sindaco Dario Nardella per fare pulizia?».   «I vigili faranno sloggiare gli occupanti abusivi?». Un gruppo di 30 suore è rimasto seduto a terra, tra la strada e il marciapiede, a mangiare un panino, poi una mela, dissetandosi con una bottiglietta d’acqua, in via de’ Pecori, strada centralissima di Firenze. Per una mezz’ora, dicono; poi si sono allontanate.

Piccole gocce sulla foglia, il sogno di un professore

di Marina Zinzani Parlare di Leopardi durante un’ora di lezione. Il professore sa cosa deve dire, è anni che le dice, quelle cose. Sono anni che illustra Leopardi e vede volti distratti, svogliati, insofferenti: ragazzi a cui non interessa minimamente sapere qualcosa su quel poeta, su altri poeti.