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L'infinito

I riflessi dell’immaginazione


di Cristina Podestà

L’immaginazione è incompiutezza, incertezza, evanescenza. Non si può cogliere, né percepire, né sentire; non si vede e non tocca alcuno dei sensi. È nella vastità del cielo, nella luminescenza del sole, nel grido del mondo, nella profondità degli oceani; si trova nel profumo dei fiori, nei naufragi di ogni mare, nelle piramidi degli Egizi, nella volontà dei popoli antichi.
È contenuta nei cieli stellati o nelle notti che cercano la luna, nel cuore dei bambini mentre dormono, nei sogni dei migranti; si accende dentro i ventri delle madri, si sposta con il volgere delle stagioni, si raccoglie intorno ad un focolare o rischiara la selva buia e spaventosa. 
Corre nella notte senza tregua, trascorre con il vento dell’estate, entra dentro i corpi nella sera quando, stanchi e affannati, chiedono ristoro alla ragione e si rilassano da ogni timore. Eccola allora che si insinua piano piano e appare, in tutta la sua magnifica complessità. Come l’infinito. 

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