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Lo strano filo che lega Covid e Ucraina

La negazione della realtà porta a coltivare fantasmi


(Angelo Perrone) La guerra è una fiction? Un set dove non si spara davvero e non si uccide realmente, solo per finta, e si usano attori? Paragone azzardato? Non tanto, ad ascoltare certi osservatori.
Del resto, non sarebbe da stupirsene: c’è di mezzo uno come Zelensky, un ex attore che aveva impersonato proprio un presidente nella fiction che lo rese famoso. Ne deriva che ora «la realtà non sappiamo se sia realtà o post-realtà», conclude l’ineffabile Carlo Freccero, già eminente dirigente Rai.
A sentire costoro, c’è sempre qualcos’altro da tenere presente, che guarda caso distoglie lo sguardo dalle strade e dalle città, quelle disseminate di corpi e di sangue, bambini massacrati, civili straziati mentre fuggivano. Si finisce per contrastare la realtà.
Quando c’è uno grande e grosso che picchia sodo un altro tanto più piccino di lui, cos’altro c’è da valutare? E poi: che si fa? Come ci si comporta, se dopo avergli detto più volte «scusa, smettila, non farlo più, parliamone un po’ con calma», e quello tutte le volte dice «sì, sì» e poi però, anziché fermarsi, riprende a picchiare ancora più forte? Che fare allora?
Sembra quasi che queste correnti di pensiero trovino nell’opinione pubblica italiana un’eco maggiore di quella che si registra in altri paesi. L’Italia come punto debole del fronte occidentale? 
In Italia si fa sentire una minoranza turbolenta, la quale ha la specificità di seguire la teoria per cui tutto è collegato maledettamente, e questo porta regolarmente fuori strada. L’esercito di politici, intellettuali, accademici – in cerca di visibilità, ansioso di propagandare teorie bislacche - coltiva battaglie con un unico obiettivo: negare l’evidenza e costruire realtà alternative.
Un mondo culturalmente esausto e traballante, senza approdi che non siano l’incertezza, il dubbio, la logica. Il rifiuto irrazionale di riconoscere i fatti. Dopo tanto discettare, che si fa? Così, in un’equazione ardita e inusuale, il Covid sta all’invasione dell’Ucraina come il green pass alle armi della Nato.
Secondo questo assortimento di idee, trasversale tra certa sinistra e certa destra, emerge la «continuità tra la gestione della pandemia in Occidente e la guerra della Nato» (Ugo Mattei, giurista), granitica certezza che prelude a conclusioni che lasciano senza fiato: gli scienziati mentono sulla pandemia, questa guerra come tutte le altre è stata causata dall’Occidente.
Il proliferare di simili correnti di pensiero probabilmente è alimentato dalle fragilità politiche e istituzionali del sistema. Contano la frammentazione partitica, lo smarrimento del confine tra informazione e spettacolo, anche l’ideologia dell’“uno vale uno”. Infine lo scadimento qualitativo del ceto dirigente. Prevalgono convenienza politica, remunerazione elettorale, qualunquismo informativo. Un quadro allarmante.

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