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Donna in riva al fiume, le occasioni colte

di Marina Zinzani

Perché si dice che il treno passa solo una volta e bisogna salirci. Perché si dice che il momento è adesso, che quello che è passato non torna più e se quella cosa non l’hai fatta resta il rimpianto o il rimorso.
Perché vivere una vita di paure e preconcetti non porta a niente di buono, ci si arrende già all’inizio. 
Si sono sentiti spesso questi discorsi, sulle occasioni perdute. Su quell’incontro che poteva essere positivo, portatore di una storia d’amore.
Su quell’amicizia che era da coltivare e invece non le si è data la giusta importanza, non la si è coltivata come si doveva, presi dalla frenesia dei giorni e di un momento non favorevole. Su quella porta mai aperta, che poteva cambiare le cose.
È tutto un’oscillazione continua, fra le occasioni perdute e quelle colte, e quelle colte, alla fine, si contano sulla punta delle dita. C’è una sorta di irrequietezza nell’animo umano che fa propendere sempre per il rimorso, per il rimpianto, per qualcosa che doveva essere diverso, che doveva andare meglio, che poteva andare meglio. È anche una sorta di avvilimento sottile, quando la realtà appare poco appagante.
Setsuko guarda l’acqua del fiume che scorre, i pesci rossi, e chiude gli occhi. L’uomo è come un uccellino su un ramo, fragile, in balia di forze più grandi di lui, un uccello rapace, una pioggia copiosa, l’assenza di cibo.
È facile cadere in balia di queste domande, le occasioni perdute e il tempo crudele, quello che si è fatto e quello che si è perduto e che si poteva fare, ma è troppo tardi. L’uccellino sul ramo deve rintanarsi nel suo piccolo mondo, in ciò che ha colto, che ha dato un senso al suo vivere, e guardare avanti, non perdendo nulla del futuro.

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