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Usa, il presidente oltre le leggi

(Altre riflessioni qui: Il governo sopra le leggi, Critica liberale, 1.7.25)

(Angelo Perrone) La recente decisione della Corte Suprema statunitense di fatto "disarma” la magistratura nella funzione di controllo dell’operato del presidente.
È un atto che travalica il rispetto delle regole democratiche, incidendo sulla separazione dei poteri.
La Corte ha limitato la capacità dei tribunali federali di esaminare la legalità delle azioni o delle decisioni del Presidente, che questi, a sua discrezione, dichiari rientrare nell'ambito della sicurezza nazionale o della politica estera.
In democrazia, nessun potere, incluso quello esecutivo, è al di sopra della legge. Le Corti non sono meri esecutori delle volontà politiche, ma custodi della Costituzione e dei principi su cui si fonda lo Stato. Hanno il compito di fungere da contrappeso, garantendo, per esempio nel caso americano, che il presidente operi all'interno dei limiti costituzionali e non violi norme o procedure stabilite. Una sentenza che indebolisca questo controllo giudiziario suona come assenso preventivo verso comportamenti che possono essere arbitrari, e per questo erode la fiducia dei cittadini nel principio per cui nessuno è al di sopra della legge.
L'equilibrio del sistema democratico è davvero fragile quando le garanzie fondamentali vengono meno per mano proprio di chi dovrebbe difenderle. È l'inquietante dimostrazione di come la tendenza a concentrare il potere (sotto svariate forme) possa trovare sponde e validazione persino in chi dovrebbe avere a cuore la funzione di garanzia, e ciò a discapito della libertà e della legalità.

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