Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta empatia

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

🎞️ E se perdersi fosse l'unico modo per ritrovare l'empatia?

(Fermo immagine n. 5 / Note di lettura) Oltre i sentieri battuti, esiste un territorio dove lo smarrimento non è un errore, ma una necessità etica. La vera direzione non è data dalle mappe, ma dalla capacità di ascoltare un "lamento stridente". Perdersi nel buio diventa allora una scelta coraggiosa: ignorare i segnali per correre incontro a un cucciolo umano, ricordandoci che l'umanità si misura nella capacità di deviare dal percorso per rispondere a un grido. 🔍 Focus 1. Il coraggio di perdersi per ritrovarsi La poesia di Maria Cristina Capitoni ci conduce in un territorio dove lo smarrimento è una necessità. Non si tratta di chiedere aiuto, ma di lasciarsi andare oltre i sentieri battuti per seguire l'istinto dell'empatia. 👉 Leggi: Rispondere al grido - Maria Cristina Capitoni 2. L'Attesa: la membrana tra paura e speranza L'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati. Il quadro "L'Attesa" (1918), auster...

Baby gang, violenza giovanile e crisi di empatia nella società

(Marina Zinzani) ▪️ Giovani che non sanno cosa sia l’empatia, la compassione, la pietà. Giovani che dentro hanno un vuoto, un vortice che risucchia qualsiasi cosa di vivente. È la morte che predomina. Una vita di facciata, ma dentro c’è la morte, l’assenza di un ideale, a parte la violenza, l’assenza di cultura, l’assenza delle normali regole dello stare al mondo basate sul rispetto della vita altrui, delle opinioni altrui. Il vuoto di ideali e l'assenza di empatia Accendere la televisione e ascoltare un telegiornale fa impressione ormai: la violenza sembra un veleno che si sparge a macchia d’olio, dalle metropolitane fino ai paesini di campagna. Violenza gratuita, senza senso, se mai può esistere un senso. Violenza per un video da mettere sui social, o per vantarsi con gli amici, nell’immagine di forza falsata, immagine invece di orrore. Violenza sulle donne, tema continuo, ricorrente, facile per chi se la prende con le persone più deboli. Violenza gratuita: il senso della morte s...

Invalidità per 50 euro: l'indifferenza dietro l'aggressione della baby gang a Milano

(a.p.) ▪️ Cinquanta euro e una vita segnata: una sproporzione che riflette il fragile equilibrio dei nostri valori. La notizia dell'aggressione subita da un ragazzo, Davide Cavallo, a Milano, accoltellato da una baby gang e lasciato invalido per un bottino irrisorio, non è un semplice fatto di cronaca. Ci interroga piuttosto sull'indifferenza degli aggressori, che i giudici hanno amaramente evidenziato. Il disinteresse verso la sofferenza inferta alla vittima è un segno amaro della nostra contemporaneità. La ferita morale Non è tanto la violenza fisica in sé, ma l'assenza di empatia e la fredda esecuzione dell'atto a sconcertare. Ci commuove la giovane vita marcata da una tragedia irreversibile. Il dolore altrui è stato ridotto a dettaglio trascurabile, nell'esecuzione di un piano meschino. Dove si è smarrita l'empatia? Dove si è persa la capacità di riconoscere il confine tra gioco, finzione e violenza? Dal gesto all’interrogativo L'aggressione per 50 euro ...

Augusto (L'empatia)

( Marina Zinzani).  (Introduzione di Angelo Perrone).  (a.p.) Racconti dedicati alle emozioni. Quello stato d’animo così precario e sfuggente, che dura un attimo e poi svanisce. Non è come i sentimenti: costruiti nel tempo e nello spazio, con radici ben salde, difficili da scalzare. I segni di quell’evanescenza appaiono all’improvviso, possono anche durare più di quanto si immagini, ma non è sicuro, più probabile è che se ne smarrisca persino il ricordo. Avvertiamo d’istinto quella strana sensazione di sentirci a nostro agio, con una persona, con un ambiente. Non sappiano perché. Non possiamo dirne subito il motivo. Eppure l’impressione è di sentirci a casa. Compresi, accolti. Ci dilunghiamo a parlare di noi, delle intemperie che hanno attraversato la nostra vita, e non serve nemmeno esserne stimolati. Lo facciamo spontaneamente, proiettandoci in una dimensione che ci sembra familiare e calorosa. Incontriamo occhi che ci rallegrano, interessati al nostro racconto....