Passa ai contenuti principali

Perugia e Raffaello, la ricerca di un ideale perduto

Un uomo seduto al tavolino di un bar in una strada di Perugia
(Introduzione a Marina Zinzani e Commento a.p.). Perugia, con le sue pietre severe e i suoi scorci verticali, non è solo una scenografia storica, ma una macchina del tempo emotiva che scava nel profondo dell'anima. Tra le sale che custodiscono la grazia divina di Raffaello e i vicoli che profumano di un passato lontano, la città si trasforma in uno specchio spietato. È qui, di fronte all'ideale artistico dell'assoluto, che il ricordo privato si intreccia con il bilancio di un matrimonio.

(Marina Zinzani). 

Perugia: una città tra passato e presente

Perugia dà l’idea di una città vivace, ci sono due università, di cui una per stranieri, e ha anche un grande patrimonio artistico. Abbiamo visitato la Galleria Nazionale dell’Umbria, e siamo stati deliziati con opere del Beato Angelico, del Pinturicchio e di tanti altri artisti. Ore di confortante bellezza.
Abbiamo camminato lungo le stradine: la vita qui mescola il passato, con le sue chiese, i suoi angoli, i suoi palazzi, la sensazione di essere in un borgo antico in cui la storia ha lasciato tracce meravigliose, al presente, a una vita moderna in cui si incontrano tanti giovani di diverse nazionalità.

L’incontro con Raffaello e il Perugino

Ad un certo punto siamo arrivati alla Cappella di San Severo, c’era un’opera che mi interessava: “Trinità e santi benedettini e camaldolesi”. La parte superiore è di Raffaello, che non poté ultimare tutta l’opera perché chiamato a Roma dal papa Giulio II; la parte inferiore fu così terminata dal Perugino.
Sono rimasto qualche minuto in religioso silenzio davanti all’opera di Raffaello, silenzio condiviso anche da Alfred. Si entra sempre in un certo stato quando si incontra la mano di Raffaello. È qualcosa di così lieve, delicato, un’espressione di grazia e lievità che si assiste ad un piccolo miracolo: si entra in un mondo più gentile per qualche attimo, dimenticandosi chi siamo.

La magia delle opere di Raffaello

Ho visto altre opere di Raffaello, e ogni volta mi stupisco di questo effetto lenitivo. Le sue Madonne racchiudono dei visi angelici in cui si possono leggere i sentimenti umani: la tenerezza per un figlio, la dolcezza infinita di una madre, una grazia femminile che pochi hanno saputo rappresentare nell’arte, forse nessuno come Raffaello. Queste sensazioni che trapelano guardando un suo quadro sono poi accompagnate dal piacere del perdersi nei particolari: in una stoffa, in un intreccio di capelli, nella soavità di un volto.

Una pausa golosa a Perugia

Ci siamo fermati in un locale tipico, abbiamo mangiato gnocchi con il sugo d’oca. Davvero squisiti: erano con un sugo di aglio e pomodoro, con pezzi di oca e pecorino. Per dolce, il cameriere ci ha consigliato il Torcolo di San Costanzo, una ciambella con semi di anice, uvetta e pinoli. E alla fine ci ha omaggiato di una pralina al cioccolato, tanto famoso qui a Perugia. Non si poteva chiedere di più.

Riflessioni tra arte e memoria

Da Proust: «Così Jean assaporava lentamente le tenere guance di sua madre; poi sulla sua fronte febbrile essa posava un bacio fresco come una benda umida, che attraverso la pelle ardente e sottile, insinuandosi tra la sua frangia bionda, recava a quella piccola anima la calma».
Ogni volta che vedo un’opera di Raffaello ne esco piacevolmente appagato, anche se con una sottile inquietudine. Mi chiedo cosa possa nascondersi dietro questo filo, come fosse un filo dorato che sta rompendosi, lasciando una sottile angoscia. È l’incanto che dura pochi minuti, forse. Oppure — e questo credo di saperlo — una volta mi era venuto questo pensiero: i suoi volti femminili riportano alla dolcezza della madre, di qualsiasi madre. Di mia madre.

Il ricordo di una madre

Donna dolcissima che mi manca ogni giorno. Con la sua tenerezza, con le colazioni che preparava a me e a mio fratello: le frittelle del mattino, le tazze piene di latte, i biscotti che amava fare in casa. La sua famiglia era di origine italiana, alcune ricette di sua madre le conservava gelosamente, ed era una festa quando le riproponeva. Perfino i suoi biscotti con il burro e la cioccolata toccavano vette altissime, facevano iniziare bene la giornata. Se ne è andata troppo presto, non è riuscita a vedere i nipoti, quello che sono diventato.

Raffaello, l’arte e la ricerca di un ideale perduto

Ho fatto una discreta carriera, ho fallito il mio matrimonio, non so se sarebbe fiera di me. Ogni tanto parlo con lei, come fosse presente. Credo di avere cercato la sua dolcezza in ogni donna: ecco cosa c’entra la fascinazione per Raffaello, la ricerca di un ideale che non c’era, non esiste, non nelle donne che ho incontrato. Non certo in mia moglie, che forse mi aveva preso il cuore per alcuni tratti che sembravano dolci, ma che con il tempo si sono perduti. O non sono mai esistiti.

Perugia e Raffaello: un dolore dolce

Perugia mi riporta indietro troppo, mi fa quasi male. Perugia e Raffaello. Difficile rimanere insensibili a quello che riguarda l’artista: siamo da qualche parte del divino. Onore al maestro che ha saputo dipingere la grazia.

a.p. – Commento

Ritrovare gli occhi delle persone care

Davanti alla grazia immortale delle opere di Raffaello a Perugia, si comprende che la vera nostalgia non è per un'epoca passata, ma per un ideale di purezza che cerchiamo disperatamente di ritrovare negli occhi di chi ci sta accanto. Parlare con chi non c'è più diventa allora l'unico modo per curare il disincanto di un presente che ha smesso di essere dolce, confessando a noi stessi che l'assoluto, a volte, abita solo nell'arte.

Commenti

Post popolari in questo blog

Mamma, artefice di poesia nella mia vita 🌹

(Introduzione a Giorgia Deidda). Spesso la figura materna viene idealizzata, privata delle sue fragilità e costretta in un ruolo di perfezione irreale. I versi dell’autrice fanno l'esatto contrario. La poetessa guarda la propria madre negli occhi, riconoscendola prima di tutto come essere umano — una "bambina impaurita in mezzo a giganti" — per poi celebrarne la straordinaria metamorfosi in forza curatrice e generatrice. (Giorgia Deidda) Mamma, non importa cosa tu sia stata - Eri solo una bambina impaurita in mezzo a giganti –  Ma hai creato dal nulla e sei diventata artefice di  poesia, e tu stessa poeta e hai lavorato per tramutarti in cura e fiele dolce senza remore mi hai accolta e la carne è diventata uno, fondendosi in fuoco eterno. 

La promessa silenziosa: ti nascondo per proteggerti

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono promesse che non passano attraverso le parole, ma si radicano nel dovere morale di proteggere chi si ama. In questa poesia, il gesto di "nascondere" l'altro diventa l'atto di salvaguardia di un'anima fin troppo sensibile, incapace di reggere l'urto delle sofferenze del mondo. Un paradosso doloroso dove l'assenza e il non-riconoscimento diventano, alla fine, l'unica vera forma di tutela e di amore possibile. (Maria Cristina Capitoni). Poi quella promessa  mai dichiarata mi inchiodò al dovere  nulla avrei fatto  che non avresti accettato  senza mai chiedere  conferma al mio operato  fu così che armonia del cuore  t’ho nascosto ad ogni evento  per non farti male perché vibravi ad ogni grido d’aiuto  perché è stato meglio  non averti conosciuto.

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Padre e figlia: le sfide emotive e i silenzi del mestiere di genitore 👧

(Introduzione a Marina Zinzani). Il legame tra un padre e una figlia rappresenta uno snodo psicologico ed emotivo tra i più complessi e profondi all'interno della dinamica familiare. Si tratta di un rapporto che nasce sotto il segno di un'idealizzazione reciproca, dove il padre incarna il primo archetipo di protezione e amore maschile per la bambina. Tuttavia, l'evoluzione naturale di questo legame impone un passaggio doloroso ma necessario: il momento del distacco, in cui la crescita e la ricerca di indipendenza della figlia mettono alla prova la capacità del genitore di fare un passo indietro, accettando il silenzio e la vulnerabilità. (Marina Zinzani). L'amore esclusivo e il peso della protezione Non è mai semplice il mestiere del padre di una femmina. La bambina ha un rapporto privilegiato con lui, un amore particolare. E il padre sa che deve proteggerla, e conosce presto dei sentimenti come la gelosia. Teme che qualcuno possa farle del male. Teme che qualcuno incri...