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Visualizzazione dei post con l'etichetta graffiti

Scrittura al tempo del digitale

(A Silvia,  manoscritto 1828) Nella grafia, le tracce nascoste del nostro io di Cristina Podestà (Commento a Allo specchio , PL, 10/10/18) La comunicazione non verbale è essenziale per conoscere l'individuo nella sua complessa identità. Ogni movimento diventa parola, ma solo pochi sanno percepire, interpretare, capire il gesto e le sue sfumature. Il corpo non mente. E la grafia ancor meno. Con i gesti si tradiscono i veri pensieri perché   possiamo controllare le parole ma non la gestualità e la postura, legate all'inconscio e, perciò, difficili da pilotare.

Il mistero degli arabeschi

di Laura Bonfigli (Commentando Jean Baudrillard, graffiti in cerca di senso di Paolo Brondi, PL , 7/10/15) Non è un caso che, in un mondo omologato come quello in cui viviamo, volti e corpi sempre più scolpiti e levigati dalla chirurgia estetica tendano a voler eliminare le rughe, ovvero i graffiti dell'anima che, come incisioni rupestri, scavando la pelle, tracciano reticolati, creano arabeschi   disegnano emozioni, raccontano la vita ed il mistero della sua metamorfosi.

La trasgressione dei graffiti

di Cristina Podestà (Commento a Jean Baudrillard, graffiti in cerca di senso  - Paolo Brondi, PL , 7/10/15) Writers. L'artista cerca un’affermazione culturale e sociale attraverso la manifestazione esteriore della propria creatività. Tali segni, apparentemente privi di significato, sono ricolmi di desideri inespressi, con lo scopo, talora ingenuo ma non privo di valore, di voler cambiare il mondo, sicuramente in meglio. L'ipotesi è che siano espressioni di rabbia verso un mondo piatto, che tende a livellare tutto in vita, preludio inesorabile di morte certa e di oblio nel nulla eterno. Trasmettono emozioni, attraverso forme e colori che "impattano" fortemente. Mi piace l'idea di trasgressione e risentimento contro questo vivere opaco.

Jean Baudrillard, graffiti in cerca di senso

di Paolo Brondi Jean Baudrillard (1929-2007), in "Kool Killer ovvero il sorgere dei segni" (SugarCo, 1991), propone la tesi che noi viviamo in una società di segni, in cui i segni sempre più si riducono a fluttuanti significanti senza senso.