(ap) “Che cento fiori sboccino,
che cento scuole di pensiero gareggino” (Zhuangzi, filosofo e mistico taoista,
IV-III sec. a. C.). I testi qui pubblicati possono essere liberamente
riprodotti e condivisi. In un intreccio di pensieri che, per tutti, si alimenta
anche di quanto si legge altrove, e si osserva ovunque: è utile uscire,
guardarsi intorno, camminare a lungo. Un motivo in più perchè questi scritti
siano buoni amici disposti ad accompagnare, per un tratto anche piccolo di strada,
il lettore. A cui chiedono soltanto la cortesia di citarne l’autore, e la
fonte.
(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani). Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

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