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La notte di Francis Scott Fitzgerald

di Marina Zinzani

Tenera è la notte, scriveva Francis Scott Fitzgerald. Chissà quante volte aveva passeggiato per la Promenade di Nizza. Avrà visto il chiarore del riflesso del sole di prima mattina, il mare blu cobalto che non si dimentica più.
Chissà quante volte si è soffermato a guardare il mare, mentre i suoi personaggi prendevano forma, diventavano viventi, presenze quasi reali fra le pagine di un libro. Chissà quante volte ha capito di essere in uno dei posti più belli del mondo, per mille cose, soprattutto per quell’aria particolare, quel qualcosa in più di misterioso e sfuggente. Chissà se ha mai immaginato uno scenario diverso: lunghe scie di sangue, che sembrano arrivare al mare, sporcare il mare. Per sempre, almeno nei ricordi. Se uccidere la gioia, già rara e precaria, è compito di alcuni, la forza di altri deve superare l’orrore. Il mare è sempre lì, da sottofondo a parole non banali: libertà, uguaglianza, fraternità. Anche se non sarà mai più tenera, la notte.

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