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Jacques Hamel, uomo buono

di Padre Jacques Hamel

"Possiamo ascoltare in questo tempo l'invito di Dio a prendere cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno".

(ap) Stava celebrando la messa del mattino, padre Jacques Hamel, 86 anni, nella sua chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray. Il 26 luglio scorso è stato ucciso sull’altare in modo barbaro da due folli armati di coltello che hanno fatto irruzione prendendo in ostaggio i fedeli, e costringendo il sacerdote a inginocchiarsi.

L’orrore ha armato le mani assassine, privandole definitivamente di sembianze umane. Il gesto così efferato e crudele, non il primo né l’unico, crea una scissione irreversibile tra quei soggetti e l’umanità. Un solco profondo e doloroso attraversa il sentimento della comune appartenenza al genere umano.
Era un uomo buono, padre Jacques, di grande carisma, quasi 60 anni spesi nel sacerdozio, vissuti con discrezione. Non di molte parole. Non era voluto andare in pensione, si sentiva ancora forte, ed era rimasto al suo posto, al servizio della sua parrocchia e dell’uomo. Raccomandava di aver cura del proprio tempo, di saperlo scegliere e utilizzare per il bene comune.
Esortava, nell’incontro con i vicini, a prendersi il tempo di vivere qualcosa insieme. Un tempo per essere attenti agli altri, per condividere la nostra amicizia, la nostra gioia, per mostrare vicinanza ai bambini e dire loro che contano per noi. Anche un tempo di preghiera, infine, per essere attenti a quello che ci accade intorno. 

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