Passa ai contenuti principali

Una spugna per cancellare gli orrori

di Vespina Fortuna
(ap) Una lettera immaginaria a Babbo Natale, quella scritta da un bambino di 13 anni di Aleppo, che esprime la tragedia di tanti, insieme ad una fragile speranza: vivere in una “città di giochi e di giardini”.

Caro Babbo Natale,
ti scrivo anche quest’anno pure se ormai sono grande, ho già 13 anni sai? E qui da noi, 13 anni sono moltissimi.
Io sono un bambino fortunato perché ho ancora la mia mamma, e lei è molto più grande di me! Mio babbo no, non c’è più e nemmeno Amir e Abdul, i miei due fratelli più grandi, sarei stato davvero troppo fortunatissimo se ci fossero ancora tutti! C’è ancora la piccola Amina però, ed è per lei che ti scrivo, perché lei ancora non sa farlo ma vedo che si annoia troppo a giocare tutto il giorno con le pietre.
Se tu non fossi solo Babbo Natale, ma potessi esaudire tutti i miei desideri, potrei chiederti di far tornare in vita papà, Aalef e Abdul e di rimettere in piedi la nostra casa che ci hanno bombardato, mi manca molto la mia stanzetta. E poi rivorrei la mia classe con la maestra e tutti i compagni dentro, ma sei solo Babbo Natale, tu porti solo i tuoi stupidi doni, con le tue stupide renne… scusa Babbino Natale, ma sono molto arrabbiato perché ho freddo, fame e soffro troppo a vedere mia madre che piange di nascosto e prega tutta la notte affinché il giorno dopo saremo ancora vivi tutti e tre: lei, io e Amina. 

Lo so, sono un bambino discolo perché il mio babbo mi diceva sempre che devo essere felice di quello che ho, che non devo invidiare gli altri bambini anche se sono più fortunati di me, ma io non ce la faccio ad ubbidirgli, sono geloso di tutti quelli che giocano felici dall’altra parte del mondo, di quelli che hanno una famiglia sana sana, una casa tutta intera e che vanno a scuola. Caro Babbo Natale, come faccio a non essere invidioso e geloso di loro? Puoi insegnarmelo tu, adesso che il mio vero babbo non c’è più? Vorrei tanto essere come diceva lui, ma proprio non ce la faccio. Sono troppo arrabbiato!
Quando andavo a scuola, la maestra mi lodava perché ero molto bravo a scrivere i temini che ci dava e diceva che avevo fantasia da vendere. Tu che dici, si può davvero vendere la fantasia? Comprerei un carro armato e scapperei con la mamma e Amina, là dentro potremmo stare al caldo e al sicuro, nessuno ci potrebbe fare niente, saremmo invincibili! Lo guiderei io sulla strada che porta al mondo felice e poi lo rivenderei e con i soldi comprerei una nuova casa in una città piena di giochi e di giardini, dove nessuno ti spara o ti tira le bombe addosso.
A chi posso vendere la mia fantasia? Tu sai chi la compra?
Caro Babbo Natale, intanto porta i giocattoli ad Amina e magari latte, biscotti, cioccolata e marmellata per tutti che abbiamo fame! Anche della frutta se c’entra nel tuo canestro.
Un’ultima cosa ti chiedo: mia mamma dice sempre che ci vorrebbe una bella spugna per cancellare gli orrori del mondo e ricominciare tutto da capo, ma io mi chiedo: quanto dev’essere grande una spugna per cancellare il mondo? E quanto sapone servirebbe? Non è che tu ce l’hai? Se sì, conosci qualche gigante a cui darla e chiedergli di fare questo lavoro per noi? Grazie, faresti molto felice la mia mamma.
Tuo, Amir di Aleppo.

Scusa, l’indirizzo non ce l’ho più, ci hanno spostati tutti in periferia, tu cercami fra le macerie, io guarderò il cielo e se ti vedrò ti farò un segno con la mano. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Il Piccolo Principe: un viaggio per ricordare l'essenziale

(Introduzione ad a.p.).  Il capolavoro di Antoine De Saint-Exupéry è molto più di una fiaba per bambini: è una bussola per l'anima che ci invita a un esame profondo delle nostre priorità adulte. Attraverso l'incontro nel deserto, impariamo che la verità non si nasconde nei numeri o negli affari, ma nella magia dei legami e nell'onestà del cuore. Questo tributo esplora il potere della fantasia, il rito dell'amicizia e la bellezza invisibile che i grandi hanno imparato a dimenticare. L'oblio dell'infanzia e il cappello misterioso (a.p.) ▪️ I grandi sono stati bambini almeno una volta, poi lo hanno dimenticato. Così, quando vedono un disegno a forma di cappello, pensano di aver visto un cappello e non un boa che ha inghiottito l'elefante. Questa cecità adulta è il primo grande monito di Antoine De Saint-Exupéry: la perdita della capacità di vedere oltre l'apparenza, di cogliere la fantasia e la meraviglia racchiuse nelle cose più semplici. È la rinuncia al ...

Quel fiume colmo che straripa: il ritorno della Terza Pagina, cura dell’anima 📝

(Introduzione a Paolo Brondi). C’è stato un tempo in cui aprire il giornale significava imbattersi in un’oasi di silenzio e riflessione. Si chiamava Terza Pagina: il luogo dove i fatti di ieri diventavano le idee di domani. Oggi che la cultura è spesso confinata negli angoli o sommersa da un flusso incessante di stimoli, riscoprire quella 'voce' non è nostalgia, ma resistenza. È la riconquista di quel fiume che, quando è troppo colmo, rischia di travolgerci. Fermiamoci un istante, per ritrovare noi stessi tra le pieghe di un foglio e i versi senza tempo di Borges. (Paolo Brondi) ▪️ La rigenerazione del pensiero La rilettura della terza pagina, così come compariva sul Corriere della sera ormai in tempi lontani, potrebbe valere come una rinascita, una rigenerazione, una riconquista d'equilibrio. Lo scorrimento delle pagine che oggi relega la cultura quasi in ultimo, oltre l'addensarsi di un sapere plurisignificante, è per la coscienza del lettore come un fiume che troppo ...

Il nostro mondo

di Marina Zinzani (“Dans le monde entier” – Françoise Hardy) Attorno al mondo  al nostro mondo mettiamo recinti per proteggere affetti

Curare il basilico

di Marina Zinzani Tratto da “I racconti dell’acqua” (Commento di Angelo Perrone) (ap) L’acqua è il tema ricorrente di questi Racconti. Qui,  è nutrimento delle piante, soprattutto di quelle più esili e fragili, esposte alle avversità di ogni tipo. E diventa metafora di una risorsa di altra natura: il sentimento affettuoso che alimenta i rapporti umani, li sorregge, li fa crescere dando loro persino una nuova vita. Il tema dà corpo ad un contesto, di pensieri e di sentimenti, rarefatto e suggestivo, per molti versi anche tranquillo e rassicurante.