Passa ai contenuti principali

La barchetta di legno

Maggio 1940: storie di bambini


di Laura Maria Di Forti

Il bambino che giocherellava vicino alla fontana con una barchetta fatta di carta di giornale, aveva i capelli corti e un’aria dimessa. Poteva avere forse otto anni e si guardava attorno con circospezione, quasi avesse paura di qualcosa.
Mariolino invece aveva già dodici anni e si sentiva ormai un ragazzo e poi la sua barchetta era fatta di balza di legno ed era stata verniciata da suo nonno di rosso e di bianco. Guardava il bambino con sufficienza non solo per la differenza di età ma, soprattutto, perché quello portava la stella gialla sopra il bavero della giacchetta di panno e questo era il segno incontestabile della sua inferiorità.
Il bimbo si avvicinò a Mariolino con un sorriso mesto e, mostrandogli la propria barchetta tutta bagnata che andava sempre più disfacendosi dentro le mani, gli chiese il permesso di osservare mentre lui metteva nella fontana la sua splendida barca rossa.
Mariolino lo guardò appena e, senza rispondergli, mise in acqua la barca dandole una spinta per farla allontanare. Poi, con un’asticella di legno che il nonno gli aveva consegnato con fare cerimonioso, spinse la barca ancora più lontano e gli sembrò di essere un capitano sapiente.
Il bimbo al suo fianco sorrideva felice vedendo la barca allontanarsi e poi tornare vicina e, forse, pensava di esservi dentro e di viaggiare di porto in porto. 
Mariolino avrebbe anche dato la bacchetta al bambino se solo non avesse avuto quella terribile stella gialla appuntata al petto, segno che era disdicevole fare amicizia. Bisognava tenerli lontano quelli come lui, almeno così diceva il suo professore di storia, ma il motivo ancora non gli era perfettamente chiaro, eppure aveva appreso tante verità su quelli che portavano la stella gialla.
S i diceva fossero di un’altra razza, inferiore chiaramente, e sporchi e litigiosi, si diceva anche fossero dei complottisti, anche se Mariolino non capiva su cosa complottassero e perché, ma loro erano comunque diversi e cattivi.
Eppure, pensò Mariolino, quel bambino davanti a lui non era né sporco né sembrava cattivo, anzi, il suo sorriso tenero e impacciato lo rendeva del tutto inoffensivo. Forse voleva giocare anche lui con la barchetta di legno di balza, forse voleva un biscotto, uno di quelli che riempivano il sacchetto che aveva in tasca.
E così Mariolino prese una decisione improvvisa, forse spinto dalla voglia di derogare almeno una volta da tutti i dettami dei grandi, da tutti i loro ridondanti discorsi sul decoro e la superiorità e il destino e si avvicinò a lui lentamente porgendogli la sua barca di legno e gli sorrise decidendo di dimenticare completamente, almeno per quel giorno, le lezioni del professore di storia.

Commenti

Post popolari in questo blog

La minaccia che sconvolge la vita

Il coronavirus ha provocato anche reazioni irrazionali. Psicosi? Le società moderne, così interconnesse, sono impreparate di fronte ad eventi insidiosi. L'insicurezza rispetto a ciò che è sconosciuto e incontrollabile (ap *) Ci vuole tempo per rispondere a domande difficili. Quelle che affiorano con il passare dei giorni, appena riavuti dal primo spavento. Sulla normalità della vita, sullo stravolgimento del tran tran quotidiano, sul modo di lavorare, di divertirsi. Prima ancora sulla maniera di affrontare un problema collettivo, serio ed importante. E’ avvenuto in questi giorni. Sono i momenti, così attuali e drammatici, del virus che viene dalla Cina e ha un nome tanto strano, “corona”, che non sembrerebbe proprio quello di una malattia terribile.

🖋️ Felicità senza limiti: Hemingway e la nostalgia della Parigi anni '20

(Introduzione a Marina Zinzani). Può una sola frase racchiudere il peso delle relazioni umane e il desiderio di libertà? Attraverso le pagine di "Festa mobile", Marina Zinzani ci conduce tra i bistrot di una Parigi perduta, dove la creatività cercava spazio tra i limiti imposti dal mondo e dagli altri. (Marina Zinzani) ▪️ La Parigi di "Festa mobile" “Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici. L’unica cosa che poteva rovinare una giornata era la gente e se riuscivi a evitare di prendere impegni, non c’era giorno che avesse limiti. Era sempre la gente a limitare la felicità, tolti i pochissimi buoni proprio come la primavera.” (Ernest Hemingway, “Festa mobile”). “Era sempre la gente a limitare la felicità.” È la Parigi degli anni Venti di cui Hemingway parla, quella che lui ricorda con struggente nostalgia. Si può immaginare un mondo a sé, affascinante e privilegiato, appuntame...

Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

(Introduzione ad a.p.). C’è una differenza tra riformare un sistema e incidere sulle garanzie. Quando ci viene chiesto di cambiare la Costituzione senza spiegarci "come" verranno scritte le regole del gioco, non ci stanno chiedendo un voto consapevole, ma un atto di fede. Davanti a una politica che propone cambiali in bianco sul nostro futuro, la prudenza non è solo un dubbio: è un dovere democratico. (a.p.) ▪️ Il "voto al buio" L’aspetto più insidioso di questa riforma risiede nel suo essere deliberatamente incompiuta. Il nuovo articolo 102 della Costituzione si limita a dire che la magistratura sarà regolata da norme che disciplinano "distinte carriere". Ma la sostanza — come queste carriere saranno separate, e soprattutto dotate di “garanzie di indipendenza” rispetto ad altri poteri — scompare nelle pieghe dell'articolo 8 delle disposizioni transitorie. Qui si legge che la legge sull’ordinamento giudiziario, come quelle sul Csm e sulla giurisdizione...

La buona Giustizia. Persone, carta riciclata e dedizione: il volto umano che parla al presente 👨‍🎓 👩‍🏫 🧑‍✈️ 🙎‍♀️

(Introduzione ad a.p. con un post-scriptum). Esistono testi che il tempo non consuma, ma rivela. Questo racconto è stato scritto tempo fa. Parla di una sezione distaccata di Tribunale, di faldoni, di carta riciclata a mano e di silenzi operosi. Non leggetelo come un reperto archeologico. Oggi, mentre il dibattito pubblico si arena su tecnicismi referendari e grandi riforme sistemiche, questo "busto dell'antenato" esce dal sotterraneo per parlarci di ciò che stiamo perdendo: la prossimità. Riproporlo oggi non è un esercizio di memoria, ma un monito. È la prova che la "buona giustizia" non abita solo nei grandi palazzi, ma nel senso di appartenenza di chi considera l'ufficio "cosa propria". In un momento in cui tutto sembra diventare astratto, torniamo a dove la giustizia era, semplicemente, un fatto umano. 🔵🔵🔵 Lavorando in una sezione distaccata di Tribunale: la giustizia decentrata (a.p.). Pochi passi separano, ai due lati estremi del corridoio ...

La danza del pianoforte: quando il pensiero si fa melodia 🖋️ 🎹

(Introduzione a Giovanna Vannini). Un soliloquio interiore che corre tra i doveri del giorno e il desiderio di restare bambini. L’autrice ci conduce in quel momento sospeso in cui le dita del pianista sulla tastiera e quelle della scrittrice sul computer battono lo stesso tempo, trasformando il rumore del mondo in un respiro profondo. (Giovanna Vannini). Il passo del giorno Vado, parte anche oggi il giorno. Avrò pensiero da mettere in fila e programmi da portare avanti. Metto animo nel passo, porto lucidità dove manca. Ho ancora voglia di essere bambina senza i ma e i se che l'età mi porta. Sono quella che fin qui ho raccolto. Sarei quello che domani vorrei che fosse. Tra musica e lentezza Vado. Il tempo stringe e le cose incalzano. Ma la lentezza del non vivere è in agguato e allora qui rimetto insieme parole mentre ascolto la musica che va. Saranno parole per pochi. Saranno quello che io in fondo sono, con questo piano che snocciola note, con questa melodia che fuori ne esce, cos...