Passa ai contenuti principali

Prima del temporale

Febbraio 1943. La ricerca di cibo, sotto le bombe


di Laura Maria Di Forti

Era una giornata fredda. Milano si era svegliata con un cielo grigio e triste e il percorso fino alla fermata del tram era stato faticoso per il vento sferzante che proveniva da nord.
Matilde si era vestita in fretta ed era uscita di casa con due grosse borse di tela che, sperava, si sarebbero riempite di uova, farina, pollo e latte, soprattutto latte per il piccolo Piero che era tanto magro e bisognava nutrirlo, altrimenti sarebbe rimasto piccolo e scheletrico, con quelle braccine esili e gli occhi grandi. Il figlio di suo fratello era nato forte e sano ma stava soffrendo per la tragedia di quell’inverno terribile, pieno di bombardamenti e di fame.
Scese dal tram e si incamminò verso la stazione dove prese un treno che la portò a sud, in un paese piccolo dove viveva Angela, una contadina che le avrebbe procurato tutto quello che lei desiderava o, almeno, che poteva permettersi. Bettina aveva dovuto vendere il bracciale d’oro che il nonno le aveva regalato per il suo diciottesimo compleanno, quindici anni prima. Lo aveva venduto senza pensarci due volte perché la vita vale molto più di un bracciale d’oro.
Arrivò alla stazione del piccolo paese con il cuore in gola. Il cielo minacciava un temporale perché si sentivano chiaramente dei boati, prima lontani, avvicinarsi sempre di più. Matilde si era dimenticata l’ombrello ma, pensò, l’importante era portare a casa un poco di cibo, anche se comprato al mercato nero. Angela infatti, a dispetto del suo nome, non era certo una benefattrice, piuttosto una che si stava arricchendo con la disgrazia di quella guerra assurda e crudele. 
Improvvisamente il cielo venne squassato da forti boati dapprima sordi, poi via via più nitidi e infine una pioggia, non di acqua ma di bombe, cadde dal cielo.
Correva Matilde, correva col cuore gonfio. Si era svegliata presto, aveva viaggiato, camminato, aveva corso per delle uova e un poco di farina, non certo per andare a combattere un nemico che neanche conosceva e che, anzi, avrebbe accolto tra le braccia. E allora perché quelle bombe? Non si dovrebbe morire facendo la spesa, non si dovrebbe morire per una fiaschetta di latte! Sarebbero rimasti tutti senza cibo, sarebbero rimasti tutti senza di lei. In memoria di zia Matilde

Commenti

Post popolari in questo blog

🖋️ Felicità senza limiti: Hemingway e la nostalgia della Parigi anni '20

(Introduzione a Marina Zinzani). Può una sola frase racchiudere il peso delle relazioni umane e il desiderio di libertà? Attraverso le pagine di "Festa mobile", Marina Zinzani ci conduce tra i bistrot di una Parigi perduta, dove la creatività cercava spazio tra i limiti imposti dal mondo e dagli altri. (Marina Zinzani) ▪️ La Parigi di "Festa mobile" “Quando giungeva la primavera, anche la falsa primavera, non restava che da risolvere il problema del posto in cui sentirsi più felici. L’unica cosa che poteva rovinare una giornata era la gente e se riuscivi a evitare di prendere impegni, non c’era giorno che avesse limiti. Era sempre la gente a limitare la felicità, tolti i pochissimi buoni proprio come la primavera.” (Ernest Hemingway, “Festa mobile”). “Era sempre la gente a limitare la felicità.” È la Parigi degli anni Venti di cui Hemingway parla, quella che lui ricorda con struggente nostalgia. Si può immaginare un mondo a sé, affascinante e privilegiato, appuntame...

La dolcezza di una madre, nella musica di Rachmaninov

( Marina Zinzani - Commento a  “Piano concerto n. 2 – Rachmaninov”) .  C’è tanta dolcezza nello sguardo di una madre quando pettina sua figlia quando ripone i suoi quaderni quando non apre il suo diario e c’è ansia continua, sotterranea il mondo di fuori  quello che si sente dire e c’è confidenza segreta felicità quando la figlia arriva e riempie la casa con le sue parole la dolcezza di una madre è come un mare d’estate al mattino pieno di buone cose a venire la promessa di una vita piena appagante in cui non si è mai più soli.

La buona Giustizia. Persone, carta riciclata e dedizione: il volto umano che parla al presente 👨‍🎓 👩‍🏫 🧑‍✈️ 🙎‍♀️

(Introduzione ad a.p. con un post-scriptum). Esistono testi che il tempo non consuma, ma rivela. Questo racconto è stato scritto tempo fa. Parla di una sezione distaccata di Tribunale, di faldoni, di carta riciclata a mano e di silenzi operosi. Non leggetelo come un reperto archeologico. Oggi, mentre il dibattito pubblico si arena su tecnicismi referendari e grandi riforme sistemiche, questo "busto dell'antenato" esce dal sotterraneo per parlarci di ciò che stiamo perdendo: la prossimità. Riproporlo oggi non è un esercizio di memoria, ma un monito. È la prova che la "buona giustizia" non abita solo nei grandi palazzi, ma nel senso di appartenenza di chi considera l'ufficio "cosa propria". In un momento in cui tutto sembra diventare astratto, torniamo a dove la giustizia era, semplicemente, un fatto umano. 🔵🔵🔵 Lavorando in una sezione distaccata di Tribunale: la giustizia decentrata (a.p.). Pochi passi separano, ai due lati estremi del corridoio ...

Dal magistrato al super-poliziotto: il rischio di un’accusa senza cultura del dubbio 👮 ⛓️‍💥

  (Introduzione ad a.p.). Cosa cerchiamo in un Pubblico Ministero? Un funzionario che vuole "vincere" la causa a ogni costo o un magistrato che cerca la verità, anche quando questa scagiona l’imputato? La separazione delle carriere non è solo una questione di uffici diversi, ma di teste diverse. Se recidiamo il legame tra chi accusa e chi giudica, rischiamo di trovarci davanti a un potere d'indagine sempre più simile a quello politico e sempre meno attento alle garanzie del singolo cittadino. (a.p.) ▪️ 🔸 Il declino della cultura del dubbio Separare nettamente le carriere e gli organi di governo significa recidere il legame deontologico tra giudice e PM. Se il Pubblico Ministero smette di respirare la stessa "cultura del dubbio" che caratterizza il magistrato giudicante, il cittadino perde la sua prima linea di difesa. Isolare i PM in un corpo separato li spingerà inevitabilmente verso una logica puramente investigativa e accusatoria, perdendo quella sensibilità...

Il 25 aprile, ai tempi d'oggi

( Sintesi dell'intervento pubblicato su Critica liberale, 25 aprile 2024 ) ( Angelo Perrone ) Ogni volta è un momento di riflessione, da qualche tempo è diventato motivo di discussione. Persino di contestazione. Tra il compiacimento di pochi, purtroppo al potere, e lo stupore di tanti. Sono per fortuna la maggioranza: coloro che sanno e non dimenticano. Questo, ed altro, è il 25 aprile.