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Pistacchi mon amour

di Laura Maria Di Forti
Introduzione di Angelo Perrone

(Angelo Perrone) «Il ricordo è il tessuto dell’identità». Lo ha detto Nelson Mandela, e come non essere d’accordo? Senza i nostri ricordi, in fondo, cosa saremmo? I ricordi che qui Laura Maria Di Forti propone sono i suoi, ma in qualche modo ci appartengono. Ciascuno potrà trovarvi frammenti della propria vita, rimasti nascosti nella memoria, però ancora vitali.
Oppure semplici occasioni per ricordare altro, in un’infinita catena di episodi, anche minuti, che hanno qualcosa di insostituibile: è possibile riandare ad essi per trovare la dolcezza smarrita. Rappresentano l’esperienza che ci ha permesso di essere quello che siamo. 
Già pubblicati: Come imparare le lingue senza fatica, Ai miei tempi, Scrivere romanzi non importa quale

Quando non avevo ancora compiuto quattro anni, siamo andati a vivere ad Ankara per ragioni di lavoro di mio padre. Ci siamo rimasti due anni dopo i quali siamo tornati a Milano, giusto in tempo perché io potessi cominciare la prima elementare.
Della Turchia ho pochi ricordi sbiaditi, ma alcune cose mi sono rimaste impresse: il pane con il sesamo, i borek al formaggio, l’acqua del rubinetto non potabile e l’assenza della televisione. Nei primi anni Sessanta, quando in Italia c’era il boom economico e tutti correvano a comprare la televisione, in Turchia mio padre venne mandato dalla sua ditta come Responsabile dell’impianto di telefonia dell’Anatolia. La televisione, pertanto, era ancora piuttosto lontana. 
Ricordo, di Ankara, una grande ruota panoramica, le vetrine con tappeti meravigliosi e teiere, vassoi, cornici in argento e poi i pistacchi, le nocciole e le mandorle che io divoravo alla velocità della luce. Le pasticcerie erano piene di lokum e di dolci a base di mandorle, e poi di cioccolatini di varie forme che a me non piacevano: i pistacchi erano i miei preferiti, soprattutto quelli già sgusciati.

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