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Chi dorme nell'armadio?

di Laura Maria Di Forti
Introduzione di Angelo Perrone

(Angelo Perrone) I ricordi raccolti da Laura Maria Di Forti, scavando nella memoria, ci riportano indietro nel tempo. Ognuno avrà modo di recuperare frammenti della propria vita, ansie, gioie, affanni, semplici curiosità. 
Spezzoni dell’esperienza che ci appartiene e che talvolta ci è accaduto di condividere con qualcuno.
Altrimenti rimasti in noi, quelle sensazioni che ora riemergono con dolcezza o d’impeto. Non erano davvero sepolte o dimenticate, solo sfuggite alla percezione più superficiale. Quella che ci accompagna nel quotidiano frenetico.
Ora è il momento di fermarsi e di tornare indietro, nel solco di quelle impressioni con le quali siamo cresciuti e siamo diventati quello che siamo.
La precedente serie pubblicata raccoglieva i seguenti testi: Come imparare le lingue senza fatica, Ai miei tempi, Scrivere romanzi non importa quale, Pistacchi mon amour, C’era una volta il West

I ricordi del lungo soggiorno ad Ankara sono in realtà ricordi di una bambina dai quattro ai sei anni, come ho già detto. Uno dei primi riguarda la visita fatta alla signora svedese che abitava al piano sopra il nostro e che, per l’occasione, ci tenne a mostrare a mia mamma i suoi mobili componibili che aveva portato dalla Svezia.
Negli anni Sessanta questi mobili erano i primi ad essere strutturati in modo da potersi adattare a ogni esigenza e pertanto erano considerati all’avanguardia, moderni e funzionali. La signora ci portò in sala, nella sua camera da letto e poi in quella del figlio Stephen dove fece comparire magicamente un letto tirando giù un’anta dell’armadio che, poi, prontamente, ritirò su.
La spiegazione avveniva in inglese e, anche se io mi vantavo di parlare inglese e francese inventandomi suoni similari a quelli caratteristici di queste lingue, non capivo assolutamente alcunché.  Pertanto mi convinsi che Stephen, dopo essersi addormentato, veniva rinchiuso nell’armadio. Ah, benedetta innocenza!

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