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Ogni uomo uccide ciò che ama

di Marina Zinzani

(“Each man kills the thing he loves” – Jeanne Moreau)

Si fanno strani incontri nelle strade della notte, incontri con figure che neanche le favole, nel definire gli orchi, i lupi cattivi, hanno saputo rappresentare. Spesso sono persone che hanno saputo dire, con una dolcezza senza eguali, “ti amo”.
Sono incontri che iniziano come favole, anche qui c’entrano le favole quando si parla di sentimenti, e la persona crede di avere toccato il cielo con un dito, di avere finalmente trovato la riva, dopo tante tempeste e mari in burrasca. Meraviglioso è quel momento, e sembra talmente fatato che si avverte la presenza degli dei attorno al tavolo, in una romantica cena sotto il cielo stellato: il dio dell’opulenza, il dio della speranza, il dio dell’amore.
Quello è sempre timido, se ne sta nascosto, ma gli innamorati spesso sono così sicuri di riconoscerne il volto. Lo riconosce la persona che è innamorata, che sente il cuore battere, e le sembra di riacquistare la vita, dopo anni in penombra.
Verranno tempi in cui questo appare solo un ricordo, una beffa. Davvero vennero gli dei quei giorni, a festeggiare l’incontro? Davvero era presente il dio dell’amore?
La persona che si aveva davanti aveva un forte senso del possesso, e di questo l’altra non se n’era accorta. Come un bambino dispettoso quella persona ha rovinato tutto, con il senso di predominio, con il prendersi gioco, con il calcolo, con la violenza psicologica, quando non fisica.
Ogni uomo uccide ciò che ama, scriveva Oscar Wilde. Difficile condividere queste parole. Ma ogni persona, uomo o donna, perde molto del suo tempo e delle sue energie nel rovinare i rapporti umani, rilegando l’altro al disincanto, alla solitudine, ad essere una vittima.

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