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I canarini gialli

di Laura Maria Di Forti
Introduzione di Angelo Perrone

(Angelo Perrone) I ricordi raccolti da Laura Maria Di Forti, scavando nella memoria, ci riportano indietro nel tempo. Ognuno avrà modo di recuperare frammenti della propria vita, ansie, gioie, affanni, semplici curiosità. 
Spezzoni dell’esperienza che ci appartiene e che talvolta ci è accaduto di condividere con qualcuno. Altrimenti rimasti in noi, quelle sensazioni che ora riemergono con dolcezza o d’impeto. Non erano davvero sepolte o dimenticate, solo sfuggite alla percezione più superficiale. Quella che ci accompagna nel quotidiano frenetico.
Ora è il momento di fermarsi e di tornare indietro, nel solco di quelle impressioni con le quali siamo cresciuti e siamo diventati quello che siamo.
Già pubblicati in questa serie: Chi dorme nell’armadio? Il cavallo arrabbiato, Le monachine
In precedenza pubblicati i seguenti testi: Come imparare le lingue senza fatica, Ai miei tempi, Scrivere romanzi non importa quale, Pistacchi mon amour, C’era una volta il West

Nonna abitava dietro la Basilica di San Lorenzo a Milano. La sua casa, nella mia memoria, è la casa per eccellenza, quella alla quale, per me che di case ne ho cambiate tante sin da piccola, sono veramente affezionata perché rappresenta la casa dell’infanzia.
La domestica di nonna veniva una volta la settimana per lucidare i pavimenti ed io la seguivo passo passo fino a quando, disperata, non mi faceva manovrare la lucidatrice, arnese ai miei occhi magico e quasi conturbante. Credo di essere stata un vero incubo per la povera donna!
Nonna ogni mattina si alzava e, dopo aver fatto colazione, si dedicava ai suoi canarini. Erano due, gialli e molto belli e rappresentavano un’attrattiva fantastica per una bimba di sei anni come me. Avrei voluto anche io intrufolare la mia mano nella gabbia per mettere la foglia fresca di insalata e il mangime ma, ovviamente, la cosa mi era severamente proibita.
Purtroppo i bambini sanno sfruttare al meglio le disattenzioni degli adulti e pertanto, dopo essermi assicurata che nessuno vedesse, una mattina sono riuscita ad attuare il mio sogno e, aperta la porticina della gabbia, ho cercato di afferrare un canarino. Come andò a finire? Il canarino mi scappò di mano e volò dal secondo piano planando nel cortile. Corsa a prenderlo, lo strinsi troppo forte per paura che mi scappasse di nuovo e…
Per il dispiacere di essere stata responsabile di una tale tragedia più che per la sgridata di mia mamma, corsi a piangere sopra il letto dove mi addormentai sfinita per svegliarmi quasi un’ora dopo al rintocco delle campane della Basilica.

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