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Voto, la scure dell'astensione


(Angelo Perrone) È in corso la bagarre elettorale mentre a preoccupare la gente sono i temi dell’economia.
Imprese e famiglie temono i rincari. I costi dell’energia continuano a correre e con essi quelli delle materie prime, al punto che l’inflazione ha raggiunto 8%.
Luce e gas potrebbero essere razionati. Lo scenario è preoccupante per l’impennata delle bollette e l’aumento della spesa dei singoli. Le imprese e gli esercizi commerciali hanno bisogno di volumi enormi di elettricità e gas e sono a rischio.
Secondo Confcommercio, il terziario dovrà sostenere una spesa per l’energia di 33 miliardi, il triplo rispetto al 2021. Potrebbero chiudere 120 mila imprese, 270 mila i posti di lavoro in pericolo.
Il paese si appresta ad eleggere il Parlamento in un contesto di emergenza economica e pandemica, perché all’aumento dei prezzi si somma la crescita dei contagi. Gli umori dell’elettorato allontanano dalla pacatezza necessaria per realizzare gli obiettivi del Piano di ripresa.
C’è uno scollamento tra discorso pubblico e tessuto antropologico, che si manifesta nella divaricazione tra tenore del dibattito e sentimento della gente. Il sistema politico corre rischi con la riduzione del numero dei parlamentari. Gli effetti negativi non sono stati compensati da riforme istituzionali. L’ambiguità della legge elettorale, né maggioritaria, né proporzionale, accentua il disordine.
Per la gente non è facile orientarsi. È prevedibile un forte astensionismo, secondo la tendenza degli ultimi anni. La rinuncia al voto è un fenomeno complesso, con un’implicazione destabilizzante per il sistema: la cosa pubblica non può essere amministrata nella sfiducia popolare.
Le proposte politiche provocano disorientamento e un diffuso pessimismo. Nella decisione di non andare a votare si mescolano consapevolezza e qualunquismo, disillusione e pregiudizio. L’opinione pubblica formula alla fine un giudizio di omologazione, che non fa distinzioni: sono tutti uguali, non cambia nulla.

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