Passa ai contenuti principali

Le domande inevase sul Covid (da Eurispes.it)

L’ obbligo di chiarezza verso singoli e collettività


(Angelo Perrone) Il primo ostacolo da superare è una sorta di ritrosia emotiva a ricordare giorni tremendi. La memoria fatica a recuperare le prime settimane di Covid all’inizio del 2020 e il lungo periodo di lockdown. Perciò l’inchiesta giudiziaria di Bergamo sulle vicende accadute in alcune zone della Lombardia e il dibattito che ne è seguito hanno il sapore di un difficile ritorno al passato.
La reazione di incredulità verso questa indagine, persino lo scetticismo, sconta un contraccolpo psicologico. È comprensibile che, a distanza di tempo e presi da altro, sia complicato ricordare fatti, eventi, persone. Innanzi tutto sul piano emotivo. Eppure quel bagaglio di conoscenze, con i dettagli e i singoli passaggi, è necessario oggi più che mai, per guardarsi intorno, oltre che per qualche riflessione sull’inchiesta penale.
Ci sono tante ragioni per cui la gente è restia a ripercorrere gli eventi che hanno trasmesso mostrato la nostra precarietà, e quanto, come organizzazione statale, fossimo impreparati di fronte all’imprevisto. 
Accanto alle inquietudini sociali, al sovvertimento delle abitudini, al cambio di prospettive, ci sono, a fare la differenza, motivazioni personali. La diversità delle storie individuali segna una linea di demarcazione. Non è andata per tutti allo stesso modo, questo va detto. 
Chi ha attraversato quella primavera e i mesi successivi senza perdite, lutti, disagi, salvandosi dal peggio, potrebbe persino conservare sensazioni positive. Sarebbe allora possibile pensare a quel tempo come a un periodo in fondo tranquillo quanto insolito, e prodigo di scoperte positive. 
Ma un gruppo di persone, specie al Nord e in particolare il Lombardia, ha vissuto un’esperienza ben diversa. Contrassegnata dalla scomparsa di parenti ed amici, dalla perdita di affetti e legami. In un contesto di desolazione e smarrimento. Senza la possibilità consolante di accompagnare le persone care nell’ultimo tratto, e l’opportunità di elaborare il lutto. Rimangono le domande su quanto è stato fatto, e su quello avrebbe potuto evitare tante morti.
Gli interrogativi sulle modalità di diffusione e contrasto della pandemia sono esattamente il cuore dell’inchiesta penale appena conclusasi. A conclusione, sono state riscontrate «criticità» in virtù di «valutazioni scientifiche, epidemiologiche, di sanità pubblica, sociologiche e amministrative». Si vedranno gli sviluppi, e ancor più gli esiti giudiziari.
ll «senno di poi» è discutibile metro di giudizio, le valutazioni andrebbero rapportate allo stato delle conoscenze dell’epoca, alla situazione data. Di fronte al nuovo, all’ignoto, sono inevitabili il tentativo, l’approssimazione, l’incertezza. È una considerazione ragionevole e convincente, a condizione però che non esaurisca la riflessione, non metta a tacere la ricerca di verità.
Certo possono esserci stati comportamenti illeciti, riferibili a singoli, però quest’ottica di indagine potrebbe essere limitativa e deludente. Difficile che un giudizio controfattuale – azionabile solo su singoli casi - possa dimostrare che, diversamente operando, tanti morti sarebbero stati evitati. 
A tutto ciò, si è aggiunta la scarsità delle competenze specifiche della politica e dell’amministrazione in materia di salute pubblica. Mancava un metodo di raccolta e studio delle informazioni in materia, difettava la propensione a consultare le voci della scienza.
Quale che sia il risultato dell’indagine penale, bisognerebbe avere consapevolezza del confine che separa la commissione di un reato dalla gestione della cosa pubblica. Questa distinzione non chiude porte, ma ne apre tante, forse persino più adatte ad affrontare la natura dei problemi emersi. Serve moltiplicare gli sforzi di chiarezza, accrescere le possibilità di risposta. È importante sapere quale approccio adottare, come muoversi, affinché i risultati siano coerenti con le nostre aspettative.

Commenti

  1. Purtroppo gli eventi che ci hanno travolto a inizio covid sono stati devastanti e, comunque, hanno lasciato tracce in ciascuno di noi. Quanto alle misure prese allora io credo che meglio di così non si potesse da parte di chi gestiva la cosa pubblica. Ricordiamo con quanti ostacoli da parte di commercianti e una certa parte del governo, quello che attualmente è a capo della nazione che all'epoca si dichiarava all opposizione, si Dovette confrontare sia il premier che il ministero della sanità. I posteri valutano sempre ma bisogna trovarsi in certe situazioni. Sono Dell 'avviso che si è fatto quanto di meglio allora si potesse fare e siamo stati salvati da una scelta dura, ma che si è rivelata la migliore, vale a dire il lockdown.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

La ciabatta sepolta e l'inquilino fantasma: un’estate a Genova 🩴 ⛱️ 🚣‍♀️

(Introduzione a Daniela Barone). Il trasloco in un nuovo quartiere, un nonno dai capelli di neve che domina i campi di bocce e una notte movimentata da un ospite inatteso. In questo racconto, l’autrice ci riporta nell'Italia dei "musicarelli" e delle estati nel quartiere San Giuliano di Genova, dove i piccoli dispetti infantili diventano i ricordi più nitidi di un mondo che non c'è più. (Daniela Barone) ▪️ 🟢  Il trauma del quarto piano Era estate e ci eravamo appena trasferiti dalla casa popolare di Via Montanari a quella situata al quarto piano in Via Paolo della Cella. Pur trattandosi dello stesso quartiere, il cambiamento fu per tutti noi piuttosto traumatico. Il nuovo alloggio si trovava infatti in uno stabile che dava su una via rumorosa e trafficata.  Per di più non c’era neppure un poggiolino ove porre dei vasi di fiori e stendere comodamente il bucato. La mamma usava una lunga carrucola per appendere i panni sulla corda e ogni volta aveva il timore di cadere ...

Madre Arrighi: Il velo tolto e la danza segreta ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta degli anni di collegio? Spesso le sensazioni: il fruscio di una tunica, l'odore di un giardino o un sorriso che sapeva di libertà. In questo racconto, la memoria torna all’Istituto del Sacro Cuore di Castelletto, a Genova, per ritrovare il volto di Madre Arrighi, una figura che ha saputo trasformare il rigore della clausura nella leggerezza di una danza. (Daniela Barone) ▪️ Un sorriso tra le tuniche nere La suora che prediligevo nel maestoso Istituto liberty del Sacro Cuore che frequentai per cinque anni si chiamava Madre Arrighi. Non so quale fosse il suo nome di battesimo. Per tutte le piccole e grandi allieve del collegio lei era Madre Arrighi e basta. Com’era diversa dalle sue consorelle! Pur indossando la medesima tunica nera, si distingueva per il marcato accento emiliano, i lineamenti perfetti e la dentatura candida ma soprattutto per il sorriso disarmante. Nulla le faceva mai corrugare la fronte. Madre Arrighi era il ritratto dell...

Innamoratevi! La lezione di poesia e amore di Roberto Benigni

(a.p. – Introduzione) ▪️ Attilio De Giovanni è lo stralunato docente di letteratura italiana, impersonato da Roberto Benigni, che in una celebre sequenza del film La tigre e la neve (2005) si lancia, davanti a una platea di alunni, in un sorprendente elogio della poesia, dell’amore e del coraggio. Con immagini visionarie e intuizioni comiche, il docente cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per l'arte e per la gioia di vivere. Una passione umana destinata a rimanere nella dimensione dell’impossibile e incrociare una cocente delusione? Nulla è impossibile. Per questo motivo, l'intervento di Benigni che segue non è solo un omaggio alla poesia, ma un vero progetto di vita e il contesto essenziale per comprendere a fondo la bellezza e la forza del testo tratto dal film. Roberto Benigni: «Innamoratevi!» (Roberto Benigni – Testo) ▪️ «Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate. Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un...

Votare è un diritto, capire le conseguenze del proprio voto è un dovere verso la Costituzione ✍️ 🗳️

(a.p.). Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati solo a barrare una casella, ma a decidere se e come modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Un tema così denso merita uno spazio di riflessione laica, tecnica e civile. Per questo abbiamo deciso di confrontarci apertamente, analizzando le implicazioni reali di questa riforma sulla vita dei cittadini e sull'indipendenza della magistratura. Un'occasione per trasformare il dubbio in opinione consapevole. Vi aspettiamo. Ne parliamo a Pisa, in un luogo di ascolto e dialogo: • Dove: Chiesa Valdese di Pisa, Via Derna 13. • Quando: Lunedì 16 marzo, ore 18:30. • Con chi: L’Avv. Eunice Ng Pak e il Dott. Angelo Perrone (Giurista, già magistrato). ❇️ Postilla Letture per arrivare preparati all’incontro ℹ️ Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦  ℹ️ Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦

(a.p.). L'architettura costituzionale italiana poggia su un equilibrio delicatissimo, dove l'autonomia della magistratura non è un privilegio di casta, ma la garanzia ultima per ogni cittadino di fronte all'arbitrio del potere. 🟣 Oggi, quell'equilibrio viene messo in discussione da una riforma che, sotto il vessillo dell'efficienza, rischia di alterare profondamente il volto della nostra democrazia. Il discredito della politica — quando diventa così audace da voler "disciplinare" la giustizia — finisce per erodere le basi stesse della libertà.  🟣 Non è solo una questione per addetti ai lavori: riguarda la qualità della tutela che riceveremo domani in un'aula di tribunale. Per fare chiarezza nel labirinto normativo, abbiamo isolato i nodi cruciali del provvedimento. 📦 Sintesi della Riforma: I 4 Punti Critici La riforma costituzionale della giustizia introduce mutamenti profondi negli equilibri tra i poteri dello Stato. Al di là degli obiettivi dic...