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Spello

Spello
di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Tratto da “Racconti di una vacanza in Italia”)

(Angelo Perrone) La ricerca di mete turistiche non convenzionali è affascinante, e riserva sorprese. Marina Zinzani prova a seguire i passi di due amici americani in giro, per la seconda volta, per l’Italia al di fuori degli itinerari più noti. 
Ci sono nuove realtà da conoscere. Un mondo là fuori è pronto a mostrare la sua essenza. In questo contesto multiforme, non dobbiamo trascurare noi stessi.
È interessante ciò che si vede, ma sorprendenti sono gli occhi con cui si guarda. Si apprende di sé qualcosa che non si sapeva di possedere, si sperimentano nuove emozioni. Questa, al termine, la conclusione emozionante. Ma potrebbe capitare di avvertirne segnali strada facendo.
C’è un tragitto da compiere. Per l’io narrante, che è uno degli amici, tante sollecitazioni. L’urgenza di prendere i primi appunti. Riemergono, di riflesso, pensieri appena letti su un gran libro come “Jean Santeuil” di Marcel Proust. 
Infine lo sguardo ritorna su di sé. Per ognuno, si sa, è diverso. Ciascuno ha la sua, di verità, da raccontare. È il momento in cui il viaggio riserva le sorprese maggiori.
Dopo Orvieto, ecco Spello

Spello ci ha riservato una splendida sorpresa. Nella chiesa di Santa Maria Maggiore abbiamo potuto ammirare gli affreschi del Pinturicchio, disposti su tre pareti nella cappella Baglioni. Rappresentano tre momenti della vita di Maria e di Gesù, e sono considerati fra le opere migliori dell’artista, risalgono ai primi del Cinquecento. Un’altra immagine di armonia e bellezza che arriva dal passato, in grado di incantare ancora, senza tempo.
Camminare per Spello, fra le sue vie con i fiori ai balconi, con le piante sui gradini delle scale, con il suo ritmo sonnolento, con i gatti sulla porta o alla finestra, mi ha trasportato in un mondo più lento, più umano. Ad un certo punto io e Alfred ci siamo fermati di fronte ad una porta, deliziati dalla visione di una gatta e dei suoi gattini partoriti da poco. Avrei voluto accarezzarli, giocare con loro come un bambino. Si sentiva nell’aria un profumo di pane caldo, o di dolce, certo un profumo molto invitante. Mentre ammiravamo i gattini, una donna anziana ha aperto la porta, e ci ha sorriso. Alfred ha detto qualcosa nel suo italiano discreto, che i gattini sono meravigliosi, e se c’era un ristorante da cui usciva quel profumo così invitante. La signora ha detto che aveva appena sfornato un dolce tipico umbro, la rocciata. Ci ha chiesto se ne volessimo assaggiare un po’, e la cosa ci è sembrata ben strana. Entra in casa e dopo un po’ esce con un pezzo di dolce a testa, una specie di strudel con mele, cacao, noci, cannella, uvetta e pinoli, era ancora caldo, il sapore della mela e del cacao si sono posati nel mio palato come se venissero dal paradiso.
La signora ci ha parlato di Spello, del periodo in cui fanno le Infiorate, una festa con tanti fiori che creano degli splendidi tappeti nelle strade. Abbiamo lasciato questo momento unico, i gerani del suo balcone, le piante sui suoi gradini, la gatta con i piccoli, il sapore della rocciata che mi avrebbe deliziato ancora per qualche minuto, come se si propagasse nei miei sensi per un altro po’, e il sorriso di questa donna, la sua vita tranquilla in cui c’è il tempo, e non la paura, di parlare con due sconosciuti, di offrire loro il dolce appena sfornato.

Da Proust: “Si sentiva che ogni angolo del giardino era una vivente officina dove le foglie distillavano ininterrottamente le loro virtù, mentre senza posa esalava l’incanto violento dei fiori.”

Oggi è stato un momento magico, quello della signora che ci ha offerto il dolce. Penso alla mia vita precedente, prima della separazione. Jennifer non amava cucinare, ricordo sulla punta delle dita le volte in cui si è cimentata a fare un dolce. Era più semplice comprare prodotti confezionati, pochi dollari e la cosa si risolveva lì. D’altronde aveva un lavoro che la teneva impegnata molto, aveva studiato e voleva arrivare da qualche parte. Guadagnava bene, una moglie che guadagna di più del marito non è male, ma alla fine il proprio modo di vivere presenta i conti. Poco tempo per tutto, per i bambini, per me. 
Si perde l’abitudine di parlare, si rimanda i problemi al giorno dopo, e poi a quello dopo, si è troppo stanchi. Altri entrano nelle nostre vite, il capo, i colleghi, una nuova legge che può creare problemi alla meta fissata, che poi non è chiara sempre qual è, avere un buon conto in banca, una bella casa, un’auto. Si è felici cosi? Con queste cose? O è più felice la donna di oggi di Spello, che sembra vivere in una dimensione in cui il poco diventa molto, in cui sembra assaporare quello che la vita le può dare, e sa creare un momento magico con una torta?
Anche Alfred è rimasto stupito di questo momento. La sua separazione è stata ancora più burrascosa della mia, c’è un odio profondo fra lui e la sua ex moglie. Lei ha manipolato i figli, sembrano solo dalla parte della madre, e quando lui li vede ne esce rattristato, non sa più cosa dire a loro, non trova argomenti. 
I rapporti umani, l’Italia, il luogo ideale che forse non esiste neanche qui ma che conserva ancora qualcosa di buono. Comunque la rocciata era davvero squisita. Potrei cimentarmi, una volta arrivato a New York, in qualcosa di simile. Ma so già che non ne uscirebbe lo stesso dolce, pur trovando la ricetta. Manca Spello, la sua magia.

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