(Introduzione ad a.p.) Esistono riforme che non nascono per risolvere i problemi dei cittadini, ma per rispondere all'insofferenza di chi governa verso l'equilibrio dei poteri. Quando la politica percepisce ogni controllo di legalità come un ostacolo e ogni decisione non allineata come un atto di ostilità, la democrazia rischia di smarrire la sua bussola. In questo solco, la "Coscienza del NO" ritrova la forza di Piero Calamandrei: un monito che oggi, davanti al tentativo di condizionare l'autonomia della magistratura, appare più attuale che mai.
Piero Calamandrei: «La sorte dei magistrati, la loro carriera, non deve più dipendere da meriti o sospetti politici; i trasferimenti, le promozioni, le nomine [...] non devono più dipendere dalla simpatia o dal biasimo di organi ministeriali, i quali per forza, anche senza volerlo, sono tratti a orientare le loro preferenze su considerazioni di opportunità governativa.» — (Discorso al V Congresso nazionale ANM, 14.11.1950, Napoli, p. 3)
(a.p.) ▪️
Dalla cronaca alla riforma: gli scopi reali
Il pericolo non è un'ipotesi teorica, ma emerge dai fatti: lo leggiamo nelle critiche sistematiche ai provvedimenti sgraditi e nel tentativo di delegittimare l'indipendenza del giudizio. Questa tensione si traduce in una riforma che punta a un sottile ma costante condizionamento:
• La divisione del CSM e la separazione delle carriere.
Non sono semplici aggiustamenti tecnici, ma strumenti che rischiano di indurre un’omologazione della magistratura alle direttive dell’esecutivo.
• Il rischio di una magistratura "disciplinata".
Emerge da meccanismi che spingono il giudice a un’eccessiva prudenza, per il timore che la propria carriera possa risentire di scelte non in linea con l’opportunità politica del momento.
L'attualità del monito: il valore dell'indipendenza
Se l’autonomia del giudice si appanna, scivolando verso la compiacenza per le "opportunità governative", si spezza l'ultimo legame di fiducia tra il cittadino e la giustizia. È qui che il messaggio di Calamandrei diventa un pilastro di resistenza ideale:
«Di queste supreme garanzie di stabilità (della Repubblica) la più importante, quasi
la chiave di volta, è la indipendenza della Magistratura» - (Discorso cit. p. 2)
La scelta di campo
Essere "Coscienza del NO" significa comprendere che la politica non soffre per una carenza di poteri, ma per una scarsa tolleranza verso i limiti costituzionali. Difendere la dignità delle carriere dei magistrati dalle lusinghe o dalle pressioni ministeriali significa difendere l'ultima garanzia di libertà. La legge deve restare l'unico punto di riferimento, affinché nessun cittadino debba mai temere la "simpatia" o il "biasimo" di chi governa.
La coscienza del NO: la libertà è una parola preziosa ✍️

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