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Il linguaggio del "disprezzo": quando il ministro smette di essere istituzione 🏛️

due mani si incrociano sopra la Costituzione
(Introduzione ad a.p.). Esiste un limite, sottile ma invalicabile, che separa la critica politica dall'offesa personale. È il limite del rispetto istituzionale, quel decoro che chiunque ricopra una carica pubblica dovrebbe indossare come una divisa, specialmente se siede sulla poltrona di Guardasigilli.

(a.p) ▪️

La caduta dello stile istituzionale

Le recenti dichiarazioni del ministro Nordio nei confronti del Procuratore generale di Napoli — "Non gli stringerei la mano, lo disprezzo" — non sono solo uno scivolone di stile. Sono il sintomo di una crisi democratica.
Il ministro della Giustizia è, per ruolo, il garante del funzionamento del sistema giudiziario. Quando dichiara "disprezzo" per un alto magistrato impegnato in prima linea, non sta colpendo l'uomo, ma sta svalutando la funzione che quell'uomo ricopre.
Come può un cittadino aver fiducia in un tribunale se il primo responsabile della Giustizia dichiara di disprezzare chi quella giustizia la esercita ogni giorno?

Il viavai della solidarietà: un termometro preoccupante

Il pellegrinaggio di magistrati e rappresentanti delle istituzioni presso l'ufficio del Procuratore offeso non è un semplice atto di cortesia. È un segnale di allarme. La magistratura si compatta quando percepisce che l'attacco non è più sul merito delle riforme, ma sulla legittimità stessa dei suoi esponenti.

Il nesso con la Riforma: delegittimare per controllare

Questo episodio si inserisce perfettamente nel puzzle di un disegno. Per far passare una riforma che vuole "mettere le mani" sulla giustizia, occorre prima togliere prestigio a chi la giustizia la amministra.

Se i magistrati vengono dipinti come soggetti da "disprezzare" o come burocrati asserviti alle correnti, allora la riforma che ne limita l'indipendenza sembrerà, agli occhi del cittadino esasperato, una punizione meritata.

Ma la verità è che, calpestando la dignità delle cariche, si calpesta l'argine che protegge i cittadini dai soprusi del potere.

Che fare?

Ci si chiede se possa circolare un linguaggio simile nelle alte sfere dello Stato. La risposta è nel diritto: quando le parole diventano sassi, la legge smette di essere uguale per tutti e diventa uno strumento di lotta partitica.
Difendere il decoro istituzionale non è un esercizio di bon ton, ma un atto di resistenza civile. Perché senza rispetto per le funzioni, non può esserci giustizia.

La notizia è riportata qui.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/09/nordio-policastro-magistratura-scontro-notizie/8285132/

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