Passa ai contenuti principali

L'emozione di Torino. La sicurezza è un diritto, non un manifesto politico 📑

Bilancia inclinata per il peso di libri e ingranaggi arrugginiti su un piatto mentre l'altro piatto è troppo leggero
(Introduzione ad a.p.). Le martellate contro un agente a Torino sono un atto intollerabile che richiede giustizia, non aggettivi. Ma proprio quando la gravità dei fatti è massima, ricordiamo che le "leggi emotive" e le invasioni di campo istituzionali non ci rendono più sicuri, ma indeboliscono la risposta efficace in difesa dei cittadini.

(a.p.) ▪️

L’aggressione violenta a un agente della Polizia di Stato a Torino rappresenta un evento di notevole gravità. Di fronte a simili manifestazioni di brutalità, è fondamentale andare oltre la semplice indignazione, promuovendo un’analisi attenta.
È importante che i fatti non diventino occasione per immaginare soluzioni che, oltre ad essere discutibili sul piano costituzionale, risultino anche inefficaci nel concreto, soddisfacendo solo l’illusione emotiva del momento.

Ecco tre punti per una discussione che metta al centro la realtà.

1. Il dovere della sicurezza: nessuna zona grigia

La sicurezza è un valore fondamentale, precondizione per l’esercizio di ogni libertà democratica. Lo Stato ha il dovere assoluto di tutelare l’incolumità di chi opera nelle piazze per garantire l’ordine pubblico. Non possono esserci sconti né ambiguità: i responsabili di tali aggressioni devono essere individuati e puniti con la massima severità consentita dalle leggi vigenti.
Chi veste una divisa rappresenta le istituzioni e la sua protezione è un pilastro della tenuta civile. Proprio per questo, la vicinanza alle forze dell’ordine deve tradursi in fatti concreti — dotazioni, risorse, formazione — e non solo in attestati di solidarietà postumi.

2. L’illusione della sicurezza e il rischio dell’inefficacia

Il vero pericolo, oggi, è rispondere ai fatti di cronaca con "soluzioni emotive". Proporre nuovi pacchetti sicurezza o inasprimenti di pena a getto continuo è una strategia che spesso non serve a prevenire i reati, ma solo a illudere i cittadini.
Quando il diritto penale viene usato come una "fisarmonica" per assecondare la rabbia sociale, si producono norme tecnicamente discutibili che intasano tribunali e carceri senza affrontare i problemi reali (disagio, marginalità, prevenzione). La sicurezza reale non è quella scritta in un nuovo decreto simbolico, ma quella che nasce da un sistema che fa funzionare le leggi già esistenti con rapidità ed efficacia.
Un sistema che illude, promettendo severità ma non garantendo certezza della pena e controllo del territorio, è un sistema che fallisce il suo compito primario.

3. Il rispetto delle competenze: un baluardo per il cittadino

Un punto critico riguarda il confine tra i poteri dello Stato. Quando un Presidente del Consiglio interviene pubblicamente per formulare capi d'imputazione (dimenticando peraltro le aggravanti) o sollecitare decisioni giudiziarie (“Tentato omicidio contro gli agenti, la magistratura non esiti”), si assiste a una pericolosa invasione di campo. 
l rispetto rigoroso delle competenze non è una difesa corporativa di questa o quella categoria, ma la garanzia suprema per i diritti di tutti i cittadini. La democrazia vive sul presupposto che chi accusa, chi giudica e chi governa abbiano ruoli distinti e indipendenti.
Se la politica pretende di dettare la linea delle indagini suggerendo decisioni per finalità di consenso, a crollare non è solo l'autonomia dei giudici, ma l'architettura stessa dei pesi e contrappesi che ci protegge dall'arbitrio. Il rispetto delle prerogative altrui è, in ultima istanza, la protezione della libertà di ognuno di noi.

Commenti

Post popolari in questo blog

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

Il comico del circo: la solitudine di un’identità senza nome 🎪

(Introduzione a Daniela Barone). C'è una distanza siderale tra gli applausi sotto le luci di un tendone e il silenzio di una strada di città. In questo racconto, la memoria dell'infanzia diventa lo specchio di una riflessione necessaria: come siamo passati dallo scherno verso "quelle persone" al rispetto dell'identità di chi, oggi, rivendica il diritto di essere chiamato con il proprio nome. (Daniela Barone) ▪️ L'arrivo del carrozzone: la magia dell'estate Ogni estate nel piazzale del mio quartiere arrivava il carrozzone del circo Remo Travaglia. Erano momenti davvero speciali non solo per noi bambini, ma anche per i grandi che si accomodavano sulle sedie di legno un po’ malconce per assistere agli spettacoli serali. Anche la mamma e papà si divertivano a guardare le malefatte dei pagliacci o i numeri strampalati degli attori. Spesso ci sedevamo in seconda fila, vicino a una vecchia signora elegante che tutti chiamavano ‘la Contessa’. Nessuno sapeva se rea...

Riposano sulla collina: la Spoon River di un condominio genovese 🏞️

(Introduzione a Daniela Barone). Ritornare davanti a un vecchio portone dopo quarant'anni non è mai un semplice esercizio di nostalgia, ma un incontro ravvicinato con chi siamo stati. In questo racconto, l'autrice trasforma una citofoniera in una soglia tra il presente e un passato popolato di figure vivide, tragiche e talvolta grottesche. Ispirandosi alla suggestione della "collina" di Edgar Lee Masters e De André, Daniela Barone tesse una trama di segreti, dolori e rinascite, regalandoci una galleria di umanità che, pur nel silenzio del riposo eterno, continua a parlarci con forza. (Daniela Barone) ▪️ Ritorno al portone: i nomi del passato Stamattina sono passata davanti al caseggiato dove avevo abitato per anni. Ci eravamo trasferiti per vivere in una ridente località di mare, a una quindicina di chilometri dalle alture del Righi dove avevo trascorso i miei primi nove anni.  Allora ero nella terza elementare del prestigioso Istituto del Sacro Cuore, frequentato dai...

Tre colpi a Minneapolis e il silenzio del PM: la separazione delle carriere e la crisi della legalità 🧭

(Introduzione ad a.p.). Il caso di Renee Nicole Good a Minneapolis svela il volto drammatico di una giustizia senza controllo di legalità. L'isolamento del Pubblico Ministero dalla giurisdizione trasforma l'accusa in un braccio esecutivo del potere politico. Un'analisi necessaria sui rischi della separazione delle carriere e sul futuro della magistratura in Italia. (a.p.) ▪️  Omicidio di Renee Nicole Good: la giustizia resta muta Il tragico epilogo di Renee Nicole Good a Minneapolis — uccisa il 7 gennaio 2026 da un agente dell'ICE in un'azione che i video smentiscono e la politica blinda — non è solo un fatto di sangue. È il sintomo di un’eclissi: quella del Pubblico Ministero come custode di legalità. In quel momento, mentre la forza si faceva arbitrio sotto l'egida di una retorica emergenziale, l'accusa è rimasta un’entità fantasmatica, incapace di abitare lo spazio del controllo. Il capolavoro dell’isolamento: la deriva della separazione delle carriere Do...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...