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“Ceramica”: il campione in incognito e quella passione mai sopita ⚽

uomo adulto gioca a calcio con ragazzini, in primo piano pallone con sopra maglia con la scritta Ceramica
(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono passioni che non accettano di essere messe a riposo, nemmeno quando la carta d'identità o la carriera dicono che è tempo di fermarsi. Il racconto di Marina Zinzani, partendo da un leggendario aneddoto sportivo, ci conduce tra le pieghe della nostalgia e della capacità, tutta umana, di saper scendere in campo ancora una volta, magari sotto falso nome, pur di sentirsi vivi.
(Marina Zinzani) ▪️
Il misterioso fuoriclasse del sabato mattina
Un sabato mattina, in un campetto. Un signore di una certa età assiste per caso ad una partitella di calcio. Sono tutti giovani, e lui li guarda incuriosito. Arriva a proporsi di scendere in campo per aiutare la squadra che sta palesemente perdendo, e che ha un calciatore in meno. Perché no? Allora lo fanno entrare, e in poco tempo il risultato si capovolge. Gli chiedono come si chiama. Lui ha un giubbotto addosso con la scritta “Ceramica”. Ecco come mi chiamo, dice lui: Ceramica!
L'oasi segreta di Giovanni Lodetti
Da allora, per anni, tutti i sabati mattina Ceramica andrà al campetto a giocare con quei ragazzi, prendendo scuse con la moglie. Il sabato mattina è suo! Quel campo diventa così un’oasi di piccola felicità. Può giocare, e divertirsi!
Poi, un giorno, mentre è al campetto, passa un suo amico e lo vede. Gli chiede se loro, quei ragazzi, sanno chi è veramente. Lui non vuole che si sappia, per tutti è Ceramica. L’amico invece fa la spia, diremmo così, e dice ai giovani chi è veramente Ceramica: il grande Giovanni Lodetti, giocatore del Milan ai tempi di Rivera.
La nostalgia delle stagioni d'oro
È una storia che Lodetti raccontò dopo anni, che fa sorridere, evidenziandone l’aspetto incredibile, esilarante. Riapparire in un campo sotto falso nome. Fare goal, tanti goal. Vivere la passione per il calcio, mai sopita nonostante l’età, e in sottofondo i fasti del passato. Entusiasmo, parentesi, nostalgia. È la nostalgia di una stagione d’oro, di un mondo che aveva dato tanto, di un ambiente in cui ci si è sentiti vivi. 
Può succedere a qualcuno, quando un periodo finisce, un’esperienza termina, anche quando si va in pensione. Un lavoro che piaceva, che dava soddisfazione, che diventava anche incontro umano fra colleghi. Alla fine, anche quello che sembrava problematico, stressante, si trasforma nei ricordi e si vede con l’occhio della nostalgia. Succede passando davanti ad un luogo. Riemergono volti, diventati sempre più sfuocati. Qualcuno se n’è andato. Qualcuno si è ammalato. Un altro dopo la pensione si è reinventato con qualcosa che lo ha fatto rinascere.
Tavoli vuoti e voci dal passato
La nostalgia di una persona, di un gruppo di amici. Andare in quel ristorante, di quella sera, sedersi vicino a quel tavolo. Un tavolo ora vuoto. Fantasmi, una persona che non c’è più, altre persone perse di vista, luci che si sono spente: guardare quel tavolo vuoto dove anni prima c’era stata una bella serata, pezzo di un’altra vita, quella di allora, con i suoi scenari.
La nostalgia davanti ad una scuola. Passarvi davanti e sentire ancora la voce della maestra che fa l’appello. I grembiuli, le cartelle, la bidella. Il silenzio di una strada ora, il silenzio dentro.
Accendere una luce contro il tempo
La nostalgia e il cercare di far riaffiorare una passione, reinventarsi. Non soccombere al tempo e agli anni, sentire la vita ogni giorno, accendervi una luce.
Il racconto di Giovanni Lodetti può far sorridere, ma anche pensare. Scendere in campo ancora, segnare, divertirsi.

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