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Alda Merini e "La Fuga": il diritto all'errore e l'attesa del Dio dell'amore 💖

primo piano donna del '900 con la sigaretta in mano
(Introduzione a Alda Merini – commento di Mariagrazia Passamano). Alda Merini, con la sua voce nuda e potente, ci conduce in uno dei territori più impervi e affascinanti dell'esistenza: il confine tra la caduta e la grazia. Nella poesia "La Fuga", la poetessa non cerca la perfezione né la redenzione immediata; al contrario, rivendica il suo diritto a essere "umana", a restare immersa nelle proprie notti e nei propri errori.
È un grido di libertà rivolto a un Dio che non giudica, ma attende. In questo spazio di fragilità estrema, il commento di Mariagrazia Passamano ci aiuta a decifrare quel "negoziato d'amore" che la Merini instaura con l'Eterno, tra la polvere dei Navigli e la luce dell'assoluto.

(Alda Merini) ▪️

LA FUGA

Lasciami alle mie notti
ed ai miei benefici di peccato,
lasciami nell’errore
se decantarmi è compito di Dio.
So che mi assolverai dalle mie
pene
ma ora lasciami umana
col cuore roso dalla mia paura,
quando sarò bassorilievo
al tempo
della tua eternità non avrò fronti
contro cui capovolgere la faccia

(Mariagrazia Passamano) ▪️

Un negoziato d’amore tra Padre e Figlia

La fuga è un monologo dolce e disperato rivolto da Alda Merini, la poetessa dei Navigli, al suo Dio, un negoziato d’amore, la preghiera di una figlia diretta al Padre. Un appello a quel Dio che deve essere una scelta, un tocco come di pianoforte, di musica, che è libertà assoluta, non disonore e al quale la Merini chiederà continue concessioni di grazia, in un valzer di litigioso amore, in un rito di capricci, follia, premura, devozione, fughe e ritorni.

La necessità dell'umano e della follia

La fuga nasce dalla necessità di evadere dalla perfezione, di vivere quella follia che ha il cuore di donna e quegli amori distruttivi come catastrofi, e si tramuta nel bisogno, quasi consolatorio, di sentirsi fragile, pavida, umana.

L'animo stanco e la luce dell'attesa

Una poesia intrisa di fragilità e di bagliori di luce, potente e soave, dove emerge l’animo stanco di quella donna non addomesticabile, che durante la fuga, si ferma in un angolo di strada ad aspettare che il suo Dio passi.

Un vuoto da colmare nei programmi letterari

Donna e poetessa immensa, Alda Merini, nome da inserire nelle Indicazioni nazionali per i Licei insieme a tanti altri autori, nati magari a sud di Roma, purtroppo mancanti.

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