Passa ai contenuti principali

Natale, cupi in volto

In questo clima di incertezza, come sarà il Natale?

di Cristina Podestà

In una stalla o in una grotta. Gesù è nato lì. Il suo messaggio è di pace e amore. E anche di essenzialità e povertà. Da circa dieci mesi le frasi più utilizzate sono: “Andrà tutto bene”, “Ne usciremo migliori”, eccetera. Ma guardiamo bene la realtà, ne veniamo fuori disarmati e preoccupati, mano a mano che passa il tempo sempre di più.
Altro che Natale e tutti più buoni! In una situazione come mai prima, si grida a gran voce un disappunto generale su qualsiasi scelta il governo compia, una desolazione palpabile si avverte con chiunque ci si trovi a parlare, uno stato generale ansiogeno e di insoddisfazione ci circonda.
L’amico psichiatra ha riscontrato un notevole aumento di pazienti: anziani depressi e spaventati, i più giovani timorosi per il proprio futuro, la gente di mezza età nel caos per genitori e figli e per sé stessi, preda di angoscianti condizioni economiche e morali che vanno sempre peggio. 
Si prospettano tempi durissimi nel campo sanitario ed economico ma, soprattutto, in quello di rapporti e relazioni. Confusione, molta. Tutti cupi in volto, pensierosi per svolgere anche cose di ordinaria amministrazione come fare la spesa, recarsi sul posto di lavoro, mandare un figlio a scuola.
Siamo precipitati in un baratro terrificante e non sappiammo a cosa aggrapparci. Si naviga a vista, si campa alla giornata, ci si guarda con sospetto, non c’è gioia in alcuna azione, solo una routine che, forzatamente, continua nel più totale disorientamento. “Se possibile ci vediamo per un caffè da asporto in queste feste? “. Ecco la frase ricorrente. Ma ciò che più preoccupa sono le liti sui colori regionali o sui vaccini o, ancora, sui comportamenti da tenere. 
Ho osato dire, a chi attaccava in modo furioso e privo di argomentazioni sostenibili il governo, siamo in guerra, certo diversa da quelle precedenti e combattuta con armi diverse, ma questa è una guerra e bisogna adeguarci alla meno peggio, cercando di guardare al passato per consolarci e al futuro speranzosi. 
Non l’avessi mai detto, un acerrimo nemico! Per non scendere a bassi livelli, ho glissato. Ma non mi ha consolato questa aggressività. Vogliamo il Natale da trascorrere insieme, e poi ci offendiamo, abbiamo atteggiamenti scortesi.
Che Natale vuoi? Che Natale è? Il messaggio di Cristo per credenti e, anche non credenti, è di tipo diverso. Che Natale si desidera? Non focalizzo, non comprendo. Sono limitata, arretrata, fuori moda. 
Per me, Natale, è altro. Un momento intimo, di riflessione e ricostruzione se possibile del sé, un distacco dalle cose peggiori in un’ottica di tentativi di cambiamento e miglioramento. Un Natale sobrio ma sereno. Sarà così?

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.