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Per un nuovo monte

Un’altura fatta di oscenità


di Bianca Mannu

(Nota dell’autore) Questo testo è la ripresa da lontano del monte dei rifiuti che ha preso il nome forse già esistente di Pitz’e Serra, il colmo di un’erta che supera in forte pendenza l’avvallamento in cui giace Quartu. 
Posso testimoniare la trasformazione della discarica e la labile memoria dei cittadini che abitano in prossimità del manufatto.

A schiere serrate in verde tosco - cipressi -
da irragionevoli flussi garbugli di vegetali diversi 
di geometrie discordi - di differenti stagioni
di discordanti climi - d’originari altri regimi –
giardini orlano
a giorno – a sera - a rosso di tramonto.

Giardini avventizi sorti per forza d’indigenza -
piuttosto orti – votati a tossica abbondanza.
Pugni di verde dati un po’alla cieca
per rivestire in fretta porzioni di discarica da nobilitare
per poterle abitare –
a giorno – a sera - a rosso di tramonto.

Disperso il roco diverbio dei gabbiani ingordi
estinte ombre loro di fuggitiva danza 
né garrito di rondini trema randagio come risonanza …
Rimane - senza restare – il rugugno del traffico
sopra la statale –
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

E arde il fuoco della furia
che in cieco modo l’aria consuma
accorciando il respiro
dei rinchiusi dentro l’abitacolo
addosso allo sterzo del veicolo –
a giorno - a sera - a rosso di tramonto

E adesso … Adesso che ride il tempo 
adesso che l’aria marina invita - 
a giorno - a sera - a rosso di tramonto

col destato ricordo o col richiamo sordo d’una figurina –
adesso avrai l’intercalare perentorio
del bramito delle Kavasaki - delle Ducati -
dei nugoli d’anonime motociclette
lanciate sull’asfalto come furie
a giorno - a sera - a rosso di tramonto
quasi – sopra invernali memorie – frettolose vendette. 

E tu qua stai dietro la vetrata –
a giorno - a sera - a rosso di tramonto
sopra i sei piani del vecchio falansterio
di fronte a questo strano manufatto 
col nome di monte - “Serra” in stile spagnolesco –
E monte vero è – non ci sta malizia -
ma fatto di rifiuti e d’immondizia – 
a giorno - a sera - a rosso di tramonto 

Venuto è il tempo del tuo stare 
al vetro delle considerazioni
della mente e degli occhi poco buoni
a giorno - a sera - a rosso di tramonto

E guardi e vedi. Che vedi se guardi
dove non è sorto né giardino né orto?
Piagge di cocci e valli di detriti
in condizione quasi “originale”! –
a giorno - a sera - a rosso di tramonto.

Assurda vi geme un’erba nana
che – più che a erba – a muffa rassomiglia.
A chiazze diseguali e rade
adesso che biondeggia - arsiccia –
al sole che dardeggia cuocendone gli steli-
a giorno - a sera - a rosso di tramonto

prepara cotiledoni per passeri e per chiurli
all’incrocio dei venti di scirocco e levantini 
con maestrali irruenti – 
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

Dalla mia solitaria postazione
considero che il mucchio degli scarti
si va aggrappando a un senso quasi … umano! 
A giorno – a sera – a rosso di tramonto.

-Venia! Pardon! – Prima sì – 
intanto che montava - era del tutto -
dannatamente umano!
Adesso è quasi a modo di natura. 
A giorno – a sera – a rosso di tramonto.

La cresta lassù – su pitzu - mima uno spartiacque 
da fare invidia a un displuvio naturale
ma intatta conserva le gittate
a piramide e a terrazza – attestanti
incontestabile marchio di manifattura –
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

Lungo i versanti glabri la mistura iniziale 
è andata in solido 
offerta al tempo guaritore
per la nota terapia 
che col tempo e con la paglia … Così sia!
A giorno – a sera – a rosso di tramonto.

Vi scorre senza ostacoli la pioggia 
quando piove - e quando picchia il sole 
ne succhia avida i raggi
e come specchio ustore
ai balconi di rimpetto - inutilmente tramontani -
incenerisce gli estivi pomeriggi -
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

E io? Io sono qui ad aspettare
che scemi la calura per godere
la mia piccola dose di frescura -
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

Ma soffia caldo il vento da levante 
sul banano solo e trascurato – alto -
sopra ginepri spinosi e rosmarini - 
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

Sciabola il sole sul mosso ciuffo 
delle foglie acceso - ma lungo il fusto 
con le antiche un sudario
gli va cucendo - atroce e frusto – 
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

Poco lontano sul bordo della strada
pioppi. Giovani pioppi in fila indiana
svettano con bianche foglie di saluto
alla mia sesta volta 
a giorno – a sera – a rosso di tramonto.

E velano – siano benedette  
le loro incanutite chiome -
l’osceno spiazzo sottostante
che - dalle insegne intruse
nella turpe babele dei capanni -
grida e promette
ceramiche e decori in cornucopia –
a giorno – a sera – a rosso di tramonto –

intanto che vere da pozzo 
e fusti rugginosi - orrendamente –
tra l’erba grigia sparsi stanno
a giorno – a sera – a rosso di tramonto –

come fossero di parco rigoglioso -
ma non sono! – 
fiori squisiti o civili allori. 

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