Passa ai contenuti principali

Madame Sansoucis (3)

Agnosticismo, padre della scienza?


di Bianca Mannu

(angelo perrone) Uomini e donne dai nomi allusivi dialogano tra loro, in realtà chiacchierano in monologhi. Il testo raccoglie tutte le voci, ma le tiene separate. Così, distintamente, le presentiamo.
I personaggi spaziano su temi diversi, letterari, sociali, di varia umanità. Dalla poesia alla creazione di miti, dal patriarcato al femminismo, al ricorso alle pseudoscienze, infine alla inesauribile furbizia umana.
Constatano l’effetto del suono verbale sul silenzio circostante e si muovono sulla soglia del non-senso. Ma evitano di oltrepassarla, il loro in fondo è un gioco di parole. Per divertire il lettore.
Dopo Madame Hardie (1) e Madame Combat (2), ecco Madame Sansoucis.

Come agnostica: chiedo aiuto alla tecnologia. 
Esperimento 1
A sorpresa – in notturna - sito fuori mano-
porte e finestre chiuse – fratto mille
il decibel al display – massima tutela -
impossibile articolare «Sua Passività riposa!»
E se dicesse - non avvertiresti un tremolo!
La mistica volge al mito della poesia:   
postura flebile incline all’abulia:
un “quasi vero” - estratto onirico 
subliminale – nutrito tra sordità 
e mancinismo corticale umano.  
Esperimento 2
Albeggio: tambureggia il sole 
sui vetri semiciechi. Il dinamismo critico -
per quanto afono sia - inferendo
riferisce: «Sua Passività non osa 
dare segno d’esistenza. Se ne astiene 
perché ogni movenza d’aria teme!» 
Macché: parole di giullare - sparate
in aria per ventilare noie da comari!
Forse sua Passività tanto ritrosa
solo un “friccico” di senso geme -
ma il sano non ne serba seme.  
Mi salta in capo un grillo audace: squarciare 
il Muto per studiarne i componenti …
- Ah ah ah – ih ih ih – ooooh!
Pensi lo stesso che tagliare l’acqua 
col filo smussato d’un fendente?
L’acqua resiste aderisce e fugge  
 – squacs sclasc  stresc strisc tec tic!: 
questo sa tutta la gente e sa di più -
che per gravità precipita … sonoramente. 
Ma un non-grave - uno privo di sostanza?
Ah, il mio solito vizio di mestiere! 
Fisico sì – lui - ma privo di sostanza.
Mai lo chiuderesti in una stanza 
né - come un gas - in paratie stagne.
Tra esserci e non esserci – oscura griglia -
nessun getto e niente spruzzi:
lui lascia asciutti i cristianucci!
Cosa denota infine il denotato di “silenzio”? 
Un che d’inesistente o di aeriforme essenza?
Difficile sentenza!
Dagli enti sostanziali appare assai difforme 
sta nella classe con ciò che mai non dorme.
Nell’aria immota facile che galoppi
a cavalluccio di molecole sbandate 
con cui - chi sa? - forse civetta
in assenza assoluta di sonate
più o meno ovattate. 
Il Silenzio - solitario per definizione – 
frequenta il Vuoto salutare: ogni gas 
strararefatto o tutto assente.  
- Ah! – come s’espande e si rilassa  
dove il Suono mai non passa!
Ivi – pur nell’urto degli enti materiali  
– cozzo turbine esplosione -
umanamente battezzato come “impatto” -
vi resta come aduso – abitante nativo.
Nel muto cataclisma - appunto – 
si presume di coglierlo inerente:
starsi largo e senza pubblico
spaparanzato e silente!

Commenti

Post popolari in questo blog

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.

Un eroe silenzioso: recensione di “Piccole cose come queste”

(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa spinge un uomo comune a trasformarsi in un eroe? Non servono gesti eclatanti: a volte la grandezza risiede nell'incapacità di voltarsi dall'altra parte di fronte all'ingiustizia. Nella recensione, il film “Piccole cose come queste” (disponibile su RaiPlay) diventa una profonda riflessione sul coraggio individuale, la coscienza morale e le cicatrici storiche lasciate dalle Case Magdalene in Irlanda. (Marina Zinzani) Chi è davvero un eroe? Cos’è un eroe? E’ una persona che mette a rischio la sua persona e quella dei suoi cari, il suo inserimento sociale, il suo lavoro, in nome di qualcosa di elevato: un ideale, il senso di giustizia, ciò che è giusto fare. Nel film “Piccole cose come questa”, disponibile su RaiPlay, l’eroe è un carbonaio, padre di cinque figlie, che porta il carbone nelle case.  Anche nel convento della sua città. Siamo negli anni ‘80, in Irlanda, e lui, per caso, si imbatte in alcune cose che lo turbano all’interno della...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Il raggio verde": la definizione di sé nel film di Rohmer

(Introduzione a Marina Zinzani). In una società che spesso ci impone ritmi frenetici, socialità forzata ed etichette immediate, cosa significa rimanere fedeli alla propria sensibilità? L’autrice ci guida nel cuore di uno dei capolavori più intimi di Éric Rohmer: Il raggio verde. Attraverso lo sguardo malinconico e incompreso della protagonista Delphine, il testo esplora il peso delle definizioni altrui e la ricerca ostinata di un luogo dell'anima.  (Marina Zinzani) Il cinema di Rohmer tra verbosità e autenticità Il film “Il raggio verde” (disponibile su RaiPlay, Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1986) riporta immediatamente ai temi del suo regista, Eric Rohmer: il mondo dei giovani, i loro problemi e le contraddizioni. Con il passare degli anni, la realtà vista dagli occhi di Rohmer può sembrare rappresentata in modo troppo verboso, o con storie semplici e senza temi forti, rispetto ai film di oggi.  La solitudine nella Parigi estiva “Il raggio vede” è forse il...