Passa ai contenuti principali

La sciarpa

di Cristina Podestà

La donna aveva freddo. Aprì l’armadio per cercare qualcosa da mettere al collo in tinta con il suo cappotto: non ne trovava! Aveva una quantità di foulards, sciarpe, colli in pelliccia che si perdeva nella ricerca. 
In tre minuti il suo letto era completamente in disordine e si era formata una montagna di accessori che avrebbe potuto far invidia ad un negozio ben fornito. 
Lei sbuffava ed era visibilmente alterata: stava mettendo a soqquadro la sua camera, il suo armadio e il letto; erano tutte cose stirate o meglio, prima di adesso erano stirate! Ora c’era un’accozzaglia di colori mescolati e lei stava perdendo troppo tempo.
Però sapeva che se fosse uscita senza nulla, nemmeno uno “strizzacollo”, si sarebbe ammalata certamente. Aveva assunto un’aria così scocciata che, guardandosi nello specchio, si irritò ancora di più quando vide che tutto il trucco che aveva steso con impegno, si stava sciupando a causa delle smorfie e della fatica. 
Si voltò verso l’anta dell’armadio ancora aperta, decisa a chiuderla e ad uscire senza nulla al collo anche se sapeva di rischiare il mal di gola, quando improvvisamente, in fondo in fondo, intravide una sciarpina a quadri scozzesi. 
Si fermò. Colta da un’emozione molto forte allungò il braccio e la prese. La strinse al cuore, la annusò: conservava ancora il profumo, quello giusto! 
La sciarpa non era molto grande ma era in cachemire a quadri blu e verde, ancora bellissima e calda. Come mai era finita laggiù? Quanti anni! Era una bambina e poco prima di Natale era in giro per il centro a fare la spesa con la nonna. 
Qualche giorno prima aveva visto alla compagna di banco una sciarpetta di pura lana molto bella, se l’era fatta anche prestare per provarla e se ne era innamorata. Era a righe verdi con dei piccoli pallini blu. E quel giorno con la nonna aveva visto nel negozio più bello della città proprio quella, non a pallini ma a quadretti ed era anche migliore. 
Aveva insistentemente chiesto alla nonna di entrare. La signora la aveva accontentata ma, visto il prezzo, non se ne parlava. 
La bimba aveva capito anche se era rimasta male. Allora qualche giorno dopo aveva portato la mamma davanti allo stesso negozio per farla vedere, temendo che fosse stata venduta. 
Invece era lì, sembrava aspettare lei. Anche la mamma aveva detto che non era il caso di spendere tanti soldi per una sciarpa così piccola e erano tornate a casa. 
Lei ogni giorno passava in quella strada per controllare se fosse sempre in vetrina e la sciarpa, regolarmente, era lì. 
Aveva pensato ogni strategia per poterla avere ma nulla da fare. Un giorno però, proprio poco prima di Natale, la sciarpa non c’era più. Era rimasta malissimo, aveva anche pianto ma alla fine si era rassegnata. 
Ma la notte di Natale, sotto l’albero, il pacchetto contrassegnato col suo nome conteneva proprio quella! Che felicità! I genitori con la nonna e la zia le avevano fatto questo regalo. E in aggiunta un profumino che lei adorava ma non osava chiedere! 
La gioia e l’emozione le avevano tolto la parola. Da allora ogni sua uscita invernale, per anni, era stata con quella sciarpa al collo. E come faceva caldo! Si risvegliò come da un sogno: avrebbe messo quella sul cappotto blu! 
Uscì di casa soddisfatta nonostante il disordine creato, sapendo bene che si sarebbe scaldata e non solo il collo ma anche il cuore con la sciarpa di chi, in parte, non c’era più ma continuava imperterrito a presenziare nei suoi ricordi e nella sua vita. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...