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Il campanello dello 8: un abbraccio dopo il segreto

Un uomo con il camice da medico sorpreso dall'arrivo di una donna mentre apre da fuori il portone dello studio.
(Introduzione a Paolo Brondi). Nella cornice idilliaca di una villa a Fiesole, si consuma il dramma silenzioso di Saverio. Diviso tra l'amore profondo per la sua compagna Laura – un commissario capo assorbito dai doveri della giustizia – e una solitudine pomeridiana che riapre antiche ferite d'abbandono, l'uomo si ritrova a fare i conti con il vuoto e la noia. 
Sarà un'interruzione brusca e inaspettata nella routine del suo studio medico, lo squillo insistente di un campanello alle otto del mattino, a squarciare il velo sui segreti del passato. Il racconto ci conduce lungo i sentieri misteriosi degli affetti familiari, dove una verità rimasta a lungo nell'ombra si trasforma nell'occasione per riscoprire il senso profondo dell'amore e della fraternità.

(Paolo Brondi).

La vita a Fiesole e la solitudine di Saverio

Saverio Motta e Laura Baldi, ormai conviventi, vivevano tranquilli in una villa, da lei acquistata per una fortunata occasione, a Fiesole. Vi si accedeva varcando un cancello di ferro battuto e con aste intrecciate e in alto spadiformi e attraverso un viale fiancheggiato da elevati cipressi.
A destra del cancello si trovava un portoncino recante la targa “Dr. Saverio Motta, radiologo”. Aveva trasferito lì il suo studio e florida era la sua attività, circoscritta tuttavia nelle sole ore del mattino, dalle 8 alle 14, non ricevendo richieste di appuntamenti pomeridiani. Così, rimaneva libero quasi tutti i pomeriggi e solo.
Laura infatti, promossa a commissario capo, aveva da reggere nuove responsabilità e gli impegni crescevano giorno dopo giorno.
Usciva quindi al mattino e tornava alla sera e spesso, quando i casi delittuosi risultavano complessi e gli accadimenti in luoghi diversi da Firenze, nemmeno tornava a casa, ma rimaneva in sede, o là ove l’indagine ne richiedeva la presenza. Certo non mancava di telefonare al compagno anche più volte durante il giorno o la notte.
A Saverio non rimaneva che affrontare il problema di impiegare le ore in cui rimaneva solo. Si dedicava alla lettura, al tennis, al podismo lungo i viali di Fiesole, ma, a poco a poco, si insinuava la noia e la stanchezza e con essa il riaffermarsi di sentimenti di sottile disperazione e si macerava dentro: sentiva gravare su di sé un’ombra, la paura infantile di non essere meritevole di amore. 
La villa aveva un parco bisognoso di essere accudito e Saverio pensò anche a quello: raccolse le foglie secche, innaffiò i fiori, cercò perfino di dissodare la terra per creare un piccolo orto.
Ma non era quello il suo mestiere e non abituato a rapportarsi alla terra, ricadeva sempre nello stesso giro di pensieri e per risollevarsi, spesso, si sedeva su una provvida panchina contemplando l’ora crepuscolare, sperando che fosse veramente chiaroveggente, come suggeriva Pirandello, per un uomo come lui minacciato di dispersione delle tante illusioni-certezze.

I momenti d'amore e il vuoto del mattino

Solo quando Laura tornava e lo abbracciava con tenerezza e passione, tutta solare e paga di sé, sentiva sciogliersi le illusioni e si rendeva sereno e felice. Nei primi tempi della convivenza, spesso cenavano al lume di candela e lui si perdeva nell’ammirazione e nel desiderio della sua donna.
La cena era frugale, ma ricercata: tartine al caviale; roast-beef e insalata russa; un potage alla zucca; macedonia di frutta, una coppa di prosecco; un caffè.
Poi passeggiavano un poco nel parco e si scambiavano tenere effusioni. Le braccia di lui la cingevano e lei posava delicatamente la testa sulla sua spalla: camminavano così e se c’era la luna si fermavano a guardarla e a sussurrarsi parole alate.
Nelle ore d’amore si scambiavano baci frementi su ogni parte del corpo, in una ricerca continua di nuove sensazioni, e quando la passione li travolgeva, immensa era la beatitudine che si donavano nel completarsi e diventare un’unica unità.
Ma cosa accadeva quando al mattino lui allungava la mano per accarezzare lei, trovando invece il vuoto? Laura usciva prestissimo, per evitare l’ingorgo mattutino delle auto e raggiungere agevolmente l’ufficio, e senza svegliarlo lo salutava con un leggero bacio sui capelli. 
Lui, ancora insonnolito, annaspava e la invocava senza risultato fino a che si raddrizzava e realizzava la concretezza dell’ora. Affioravano pensieri dubbiosi, si radicava in lui l’immagine di Laura dedita essenzialmente al dovere, e marginalmente all’amore.
Via via che i mesi passavano si intensificava il suo impegno commissariale, per indagini sempre più sofisticate e complicate, tanto che sovente si portava anche a casa documenti su cui meditare, o si ripetevano le sue assenze. Mentre, ciò che lui cercava, anelava, desiderava, era l’amore, gli abbracci, i baci, la passione notturna e, solo così appagato, anche il dovere veniva affrontato con efficienza e dedizione.

Un'improvvisa sorpresa allo studio medico

In un mattino in cui Laura era assente e gli aveva comunicato che sarebbe tornata solo dopo tre giorni, la solitudine lo rendeva quasi furibondo, ma ad un tratto lo fece sussultare il suono del campanello del suo studio. 
Erano appena le otto e poiché l’orario delle visite iniziava alle nove decise di non aprire a chi si mostrava così importuno. Ma il campanello continuava a suonare fino a destargli una potente rabbia che lo indusse a correre nel viale e infine a precipitarsi nello studio e aprire la porta esterna con cattiveria e con una foga che fece balzare assai indietro la persona in attesa.
Ed ecco la sorpresa che destò in entrambi lo stupore. Quando Saverio aprì con veemenza la porta del suo studio non credette ai suoi occhi! Di fronte a lui stava una fanciulla giovanissima, immagine speculare sua e di sua madre: nel taglio dei capelli, biondi e fluenti, nel colore degli occhi, marroni con striature verdi, nelle fattezze del viso. Lo stupore lo lasciò muto ad osservarla.
“Buon giorno…sono tua sorella”. Mi fai entrare o devo rimanere qua al freddo?
“Mia sorella? Io non ho sorelle, che cosa inventi?
“Ma via, non mi vedi, sembriamo gemelli, me lo ha sempre detto nostra madre, siamo uguali, anche di carattere!
Saverio sentiva il cuore battere con più forza…ma acconsentì alla sua richiesta e la fece accomodare su una poltroncina della sala d’aspetto.
“Nostra madre? Come puoi dire “nostra” madre, io non ti ho mai visto né conosciuta!”.
“Eh sì, in questo nostra madre ha sbagliato, non ci ha fatto incontrare, io ho sempre vissuto con mio padre, anche se la mamma mi veniva a trovare ogni settimana.”
“Ammesso che tutto questo sia vero e indubbiamente ti trovo somigliante, a questo punto dovresti farmi conoscere la verità.
“La verità è in questa lettera che nostra madre mi ha pregato di portarti”.

La lettera della madre e la rivelazione del passato

“Saverio, figlio mio amato, per molti anni ho conservato il segreto di un amore che ha trasformato la mia vita e il cui bellissimo frutto è Patrizia, tua sorella. Tuo padre è sempre stato buono con me. Ci siamo amati, ti abbiamo generato, ma anni dopo anni ho dubitato di vivere, accanto a lui, la mia vita. 
Ho incominciato ad intensificare il mio lavoro fuori casa e infine ho ritrovato il primo amore della mia gioventù: un ragazzo, divenuto uomo, collega di lavoro. 
Ma quando tuo padre ci ha abbandonato, probabilmente perché aveva capito tutto, e tu eri già medico affermato, i nodi si sono sbrogliati e il tempo di crescere mia figlia si è dilatato. Ed ora ti prego di comprendermi e di accoglierla, aiutandola a raggiungere il suo scopo che è quello di diventare medico come te. Ti abbraccio forte. Forte. Tua madre.”
Saverio ebbe bisogno di tempo per metabolizzare lo choc: aprì la vetrinetta ove erano riposti liquori e si versò una buona dose di cognac, offrendolo anche alla giovane. Ora tutto era chiaro. 
Sua madre, quando si allontanava da casa non lo privava di amore, essendo in grado di intensificarlo per entrambi i suoi figli. Suo padre non si era allontanato per disamore verso la famiglia, ma perché volentieri aveva sempre lasciato fare alla moglie e infine aveva scelto la rinuncia per donarle la gioia di vivere la sua vita.

Un nuovo inizio nel segno della fraternità

Patrizia attendeva paziente che il fratello le dicesse qualcosa. Avrebbe voluto tanto conoscere i suoi sentimenti. Ma continuava ad essere tutto concentrato in sé e muto.
Poi, d’improvviso, lui si avvicinò a lei, la fece alzare e l’abbracciò. Patrizia ricambiò l’abbraccio. “Spero di aver trovato un fratello” - disse piano, quando l’abbraccio si sciolse.
“Certamente -rispose Saverio- siamo entrambi parte di quel mondo di amore che è nostra madre. Ma. Vieni, usciamo dallo studio. Ti porto a far colazione in un bellissimo bar”. Patrizia sorrise e quindi i due fratelli si avviarono verso il locale mentre i raggi del sole nascente illuminavano la via.

Commenti

  1. Ma la solitudine può sciogliersi in un abbraccio? Chissà.

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