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L’albero, la foresta e l’eterno rischio dell’Aventino

di Paolo Brondi

La carenza dell’immaginazione a comprendere le opposizioni come potenza o molla del fare, dinamico e creativo. Nella scorsa estate, fino all’autunno inoltrato, abbiamo assistito a un’aspra battaglia, ingaggiata, a fini di egemonia del sì o del no, un gioco a scacchi, con rinnovate mosse simili. Due opposte vitalità dello spirito umano. Da una parte, la predilezione a vedere l’albero, dall’altra la foresta.
Alla chiarezza e libertà dell’albero si preferisce l’opacità e l’intrico della foresta, per esigenza di opporre proprie verità a supposti errori e di lacerarsi nell’infelicità dell’opposizione, priva della luce del fare comune. Di contro, il bisogno civile, umano o morale, vive ed esige non di creare una costituzione più perfetta e mirabile di quella già consolidata negli anni, ma di ritrovare e di riconquistare il dono della libertà avvilita e smarrita; la gioia del vivere laborioso, smorzata dalle cupe bramosie; il rigore e l’ordine della ragione, imbarbarita dalla corpulenta vitalità; la serenità della cultura, offuscata e isterilita per fiacchezza di ideali o per grossezza della materialità del sentire. Bisogni che non meritano un ricorrente Aventino ma soddisfazione di giorno in giorno, nel corso di un’esistenza dura e severa quanto generosa e reciprocamente adeguata.

Commenti

  1. Non si possono non condividere le riflessioni piene di grande saggezza e verità. Io però non sono cosi sicura che coloro che si apprestavano al cambiamento e alla riconquista di una libertà che non vediamo più brillare, fossero in totale buona fede. Dico con grande sincerità che non ho colto questa impellente necessità di rivedere la nostra Costituzione. I Padri Costituenti furono certamente persone di un'epoca lontana che più non è... Tuttavia nessun contemporaneo è così valido né onesto e leale come furono coloro che stesero quelle preziose parole perché noi potessimo avere qualcosa di meglio rispetto al fascismo!
    Detesto le opposizioni sterili ed inutili, la corsa alle vanità, la debolezza dei valori e l'adulazione del vano...ma non vedo questa luce in ciò che proponeva il PD di Renzi.
    Onestamente vedo ben altre priorità per salvare la nostra povera patria, non ultime riforme che diano non miserie annuali ai docenti, spendibili in modo pilotato da Roma, ma maggiore dignità ad una categoria che avrebbe molta importanza sociale e delle scuole decorose per i nostri ragazzi.
    Cristina Podestà

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