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Vaccinarci contro la paura

Nostalgia degli abbracci, ma prima li evitavamo


di Mara Menichetti

Ma ci abbracciavamo davvero così tanto prima del Covid? Francamente ho dei dubbi. Sembra che dalla prima chiusura forzata gli esseri umani abbiano sentito questa incredibile mancanza di contatto fisico; un bisogno quasi struggente di toccare l'altro, di stringerlo.
Una delle frasi più comuni che ci ha accompagnati in questa pandemia è stata “Ciò che mi manca di più sono gli abbracci”. Ma allora perché di solito scappiamo per non salutare il vicino di casa appena lo sentiamo scendere o salire le scale del condominio? Perché evitiamo di prendere l'ascensore insieme a lui inventandoci ridicoli contrattempi? 
Fuggiamo perfino dal contatto verbale. A volte facciamo finta di non riconoscere qualcuno per strada per noia, fretta, imbarazzo, fatica. E quindi questi abbracci? Da anni, da molto prima del virus, esistono iniziative denominate “Abbracci gratis”. Persone che, munite di un cartello con su scritto frasi tipo “Dono Abbracci”, “Abbracci Liberi”, “Regalo Abbracci”, “Abbracciamoci”, dispensano ai passanti ciò che da sempre dovrebbe essere il gesto più bello e più naturale del mondo fra esseri umani. 
Iniziativa tenera e triste allo stesso tempo. Ma comunque ben venga. Abbiamo bisogno di recuperare, ma non dal primo lockdown, non dall'arrivo del nemico invisibile. Forse dovremmo vaccinarci anche contro la paura dell'affetto che ogni tanto ci pervade; lasciarci andare e abbracciarci davvero, senza scuse, ogni volta che ne abbiamo l'occasione. E di occasioni ne abbiamo ogni giorno.

Commenti

  1. Un abbraccio, un contatto umano.
    Uno dei mezzi per dimostrare dal vivo l'affetto spontaneo da donare e da ricevere.
    Trasmissione di emozioni.
    Così tanto importanti che portano alle lacrime sia quando mancano sia quando finalmente si possono ritrovare.
    Grazie Liana

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