(Introduzione a Marina Zinzani). La cronaca ci consegna spesso date simboliche, ma il dolore non conosce calendario. Superata la giornata del 7 febbraio (giornata contro il bullismo), resta l'eco di una realtà che definita come "una crepa silenziosa". In questa riflessione cruda e necessaria, l'autrice ci invita a guardare oltre la ricorrenza, lì dove le parole si fanno schegge e i danni diventano memoria indelebile dell'anima.
(Marina Zinzani) ▪️
La memoria delle microfratture
Quello che è celato, allontanato dagli sguardi altrui, conserva memoria. E’ una memoria di rotture, di microfratture, di crepe. È una narrazione silenziosa, o raccontata raramente e in modo superficiale: i danni restano nell’intimo, raramente si condividono.
Parole come schegge di vetro
È difficile immaginare che un bambino torturi un altro bambino, anche solo con delle parole, e che un ragazzo torturi un altro ragazzo, anche solo con delle parole. Quelle parole possono essere schegge di vetro. Le torture, quando sono diventate fatti, difficili anche da immaginare nella loro crudeltà, hanno aperto squarci nel candore di un’anima giovane, rendendola come un corpo che ha sbattuto contro qualcosa, uno scoglio, e niente è stato più come prima.
Il naufragio dell'anima
Il mare è diventato allora luogo tormentato, la solitudine e la paura del naufragio compagni di vita. Altri scenari ci saranno. Tutto va avanti, i volti cambiano. Qualcuno di quegli individui si incontrerà, per caso. Non sono più niente ora, è passato del tempo e magari hanno dei figli, una vita normale.
Il dono diabolico dell'insensibilità
Le crepe sono delle vittime. A loro, agli aguzzini, il dono diabolico dell’insensibilità e dell’indifferenza.

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