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“Homeland”, Carrie Mathison non è solo una spia 🏠

uomo in divisa in primo piano, dietro c'è una donna bionda
(Introduzione a Marina Zinzani). Alcune narrazioni sono capaci di superare il confine dell'intrattenimento per farsi indagine sociologica e presagio politico. Con l’analisi di "Homeland", l’autrice ci conduce nel labirinto psicologico di Carrie Mathison, dove la fragilità individuale diventa metafora delle crepe delle democrazie occidentali. Un viaggio tra spionaggio e umanità, dove il "dietro le quinte" del potere si mescola ai tormenti di una mente brillante ma ferita.
(Marina Zinzani) ▪️

Il volto fragile dell'intelligence

Carrie Mathison è la protagonista della serie “Homeland – Caccia alla spia”, trasmessa su Netflix, una serie di grande successo. Il personaggio di Carrie, interpretato magistralmente da Claire Danes, racconta la storia di una giovane donna affetta da disturbo bipolare, tenuto taciuto all’inizio nel luogo in cui lavora, la CIA.

Dietro le quinte del potere e dell'umanità

La serie, composta da 8 stagioni, affronta il mondo dello spionaggio dal dietro le quinte: il mondo di Carrie e dei suoi disturbi mentali, il mondo del suo capo Saul Berenson, il mondo degli altri protagonisti della storia. È un entrare nella loro più profonda umanità, negli aspetti anche più contraddittori e discutibili. Così come è discutibile lo scenario relativo alla sicurezza nazionale, e sono discutibili certe operazioni, le lotte di potere, il sacrificare qualcuno, le perdite umane dietro ad un evento rivelatosi un fallimento.

Una protagonista fuori dagli schemi

Incredibile serie che sembra avere anticipato o previsto scenari attuali, con la protagonista Carrie non sempre simpatica, anzi, anche odiosa e fuori dalle righe, ma che certamente buca lo schermo e tiene incollato lo spettatore, con momenti da cardiopalma, in un’ansia continua.

Lo specchio di democrazie in pericolo

“Homeland” diventa specchio di democrazie fragili, confuse, inquinate da fattori esterni, guerre fatte con altri mezzi e non più armi, ma guerre in grado di colpire la democrazia, sempre più disorientata.
 

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