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Cosa vuole Matteo Renzi?

Cosa attenderci da questa crisi di governo mentre la pandemia fa strage


di Davide Morelli

Qualche anno fa Renzi sembrava a molti l'uomo nuovo. Ha rottamato alcune vecchie volpi, cosiddetti politici di professione. Ma chi è veramente Renzi? Un estremista di centro? Un uomo del Gruppo Bilderberg? Uno che si arrampica sugli specchi perché non ha politicamente alcuna via di uscita? Un furbacchione in cerca di consensi a destra? Una personalità narcisistica? Un accentratore di potere? Uno speculatore? 
E’ una questione di divergenze politiche o anche un fatto personale? Per alcuni Renzi ha avuto il merito di fermare la task force di tecnici, che sarebbe stata guidata da Conte, per il Recovery. Ha sempre sparigliato le carte a sinistra ed è stato talmente divisivo a sinistra che ha avvantaggiato di fatto la destra. 
Meglio l'immobilismo piuttosto che muoversi per cadere nel burrone? Siamo proprio sull'orlo del precipizio. Non preoccupa il futuro di Renzi (che può riciclarsi come conferenziere internazionale in qualità di ex presidente del consiglio), ma quello dell'Italia e degli italiani (Renzi è altrettanto interessato a noi comuni cittadini?). 
Il debito pubblico è alle stelle. Il Pil è crollato. Lo spread potrebbe salire vertiginosamente. In una così grave e delicata situazione, non c'era bisogno di una crisi di governo. In tanti come Letta non hanno capito i motivi della crisi. Selvaggia Lucarelli ha detto che  Renzi non si è dimostrato un abile comunicatore come credevamo. 
Cosa ci attende? Una destra antieuropeista, che fa politica coi sondaggi, istiga all'odio sui social ed era contraria al Recovery per far crollare il governo, senza pensare al bene degli italiani? Una destra che si contraddistingue per le alleanze internazionali sciagurate? Una destra che grida alla dittatura sanitaria e fino a poco fa era restia ad usare la mascherina? 
Per un liberale ed anche per chi è di destra probabilmente è meglio svoltare a sinistra, turandosi il naso come sosteneva Montanelli. Oppure è valida anche l'alternativa di non votare. Molti sperano in un governo guidato da Draghi, ma è difficile che accetti un incarico. I grillini non lo vogliono come non lo vogliono i leader europei perché Draghi non sarebbe minimamente accondiscendente. 
Indipendentemente dai governi la politica economica italiana non cambia. Forse tutto si riduce alla vecchia massima gattopardesca "cambiare tutto perché nulla cambi". In entrambi gli schieramenti manca una visione del futuro. Forse siamo condannati a vivere in "un eterno presente" come scriveva Guy Debord. 

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