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Discriminazione e diversità

Ciò che ci impedisce di convivere con gli altri


di Davide Morelli

Esistono molti tipi di discriminazione nel mondo. La razza, la religione. Secondo l'organizzazione Porte aperte ci sono 340 milioni di cristiani perseguitati  e circa 13 cristiani morti al giorno nel mondo. Esistono l'antisemitismo (6 milioni di ebrei "passati per il camino" durante la seconda guerra mondiale), l'omofobia, la transfobia, l'ageismo. Esistono le discriminazioni politiche. Il classismo. 
Inutile stabilire chi sia più discriminato. La persecuzione nei confronti di certe categorie non è di un solo colore politico. Ad esempio Stalin perseguitò cattolici e gay. Tutte queste forme di discriminazione possono portare ad una disparità di trattamento sul lavoro, al mobbing, al bullismo, al nonnismo, all'emarginazione. 
Le discriminazioni possono determinare però non solo violenze psicosociali ma anche violenze fisiche vere e proprie, arrivando all'omicidio. Si pensi solo alle donne che sul lavoro possono incorrere nel "soffitto di cristallo" e nella vita privata rischiano il femminicidio. 
Da un lato è scientificamente dimostrato che gli individui tendono ad accentuare le differenze e le somiglianze sociali, ad avvantaggiare  i membri dell'ingroup e a svantaggiare  quelli dell'outgroup. Le persone hanno bisogno di "identità sociale", ricercano un senso di appartenenza ad uno o più gruppi. Un certo margine di etnocentrismo esiste anche nelle persone più aperte e può essere considerato una costante antropologica.
Esiste comunque  la stupidità di chi discrimina sentendosi nel giusto, rivendicando la sua normalità. Il rischio di tutti  è quello di essere percepiti ed etichettati come diversi. Tutti possiamo essere vittime di stereotipi e pregiudizi. Si capisce come mai molti subiscano il fascino del conformismo. È facile oggi essere tagliati fuori, essere out.
Anche la raccomandazione molto in voga in Italia è un favoritismo per uno ed allo stesso tempo svantaggia altri. Su un piano differente è invece la lettera di referenze, che è sia un atto di stima sentito ad un collega o ad un  dipendente che un encomio al suo operato. La lettera di referenze quindi rispetta la meritocrazia. 
Ad ogni modo basta poco per diventare diversi. Basta poco anche per discriminare. Bisogna essere provvisti di sensibilità ed accortezza per non discriminare. È difficile rispettare tutti. Ognuno vuole essere riconosciuto per la sua unicità ed irripetibilità. Tutti vogliamo essere accettati e rispettati. Bisogna avere anche la fortuna di non essere discriminati. 
A complicare ulteriormente le cose c'è anche l'identificazione con l'aggressore. Tollerare comunque significa sopportare. Talvolta non riusciamo a farlo verso il prossimo per i motivi più disparati. Già la tolleranza è difficile. Nei conventi esistono odi profondi tra confratelli o tra consorelle. Spesso è già difficile sopportare chi è più simile o più vicino a noi.
La civiltà richiede uno sforzo costante. Per Freud è repressione degli istinti; significa barattare una certa parte della nostra libertà per la sicurezza. È il contratto sociale di Rousseau. Dovremmo rispettare tutti per essere rispettati da tutti, almeno teoricamente; ammettiamolo pure: anche le volte in cui siamo ligi al nostro dovere talvolta manca la reciprocità. Non è affatto facile. 
Tutti teoricamente dovremmo avere le stesse opportunità, gli stessi diritti, gli stessi doveri ed uguale dignità. Ma ciò per ora è valido solo sulla carta. Oggi rischiamo di discriminare i migranti e di essere discriminati come emigranti. Domani potremmo essere discriminati dai migranti di oggi.  Il minimo sindacale sarebbe rispettare la dignità di ognuno, senza ricercare l'amore universale e la fratellanza dei popoli. In fondo se tutto il mondo è paese perché esistono così tante guerre e contese? 
Allo stesso tempo: quando le differenti culture riusciranno a convivere pacificamente all'interno della stessa società? Quando le differenti culture e società riusciranno a coesistere pacificamente nel mondo? 

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